razzismo e bambini

Razzismo: perché non colpisce i bambini

Recenti studi spiegano perché il razzismo viene indirizzato solo su individui adulti mentre risparmia i bambini sotto i 3 anni.

Il Razzismo oggi

Il razzismo è uno dei “cancri” che più affliggono la nostra società.

Consiste nel fare distinzioni e discriminazioni in base alle caratteristiche degli individui.

Se un tempo la discriminante principale era, appunto, la “razza” (intesa come etnia, colore della pelle, paese di nascita), oggi le ragioni alla base dei “distinguo” si sono moltiplicate.

Nessuno ne è escluso: neri, omosessuali, musulmani, ebrei, vegani, portatori di handicap… Chiunque appartenga ad un “gruppo di minoranza” può essere oggetto di attacchi fisici e verbali più o meno pesanti.

Sia chiaro, è sempre esistito ma oggi viene addirittura esibito fieramente e non ci si limita nemmeno più agli insulti (già gravissimi) ma ci si spinge ad atti di violenza veri e propri.

Razzismo: una questione neurologica

Uno studio condotto dall’Università degli Studi di Milano Bicocca ci spiega perché il razzismo non è mai rivolto ai bambini.

I bambini sotto i 3 anni presentano caratteristiche fisiognomiche molto diverse dagli adulti: testa grande in proporzione, occhi grandi, naso e bocca piccoli, guance paffute. Tali peculiarità fanno scattare nel cervello il “senso di cura” a prescindere dal colore della pelle del bimbo.

Lo studio ha fatto emergere che, quando ci s’ imbatte in un bambino, nel cervello  viene stimolata la zona orbito-frontale, dov’è situato il “circuito del piacere” e, di conseguenza, vengono generati stimoli positivi e il razzismo non insorge.

Dopo i 3 anni, quando i soggetti iniziano ad assumere connotati meno infantili, allora il cervello comincia a farsi condizionare dal cosiddetto Other Race Effect (ORE) che, più o meno consapevolmente, fa distinzioni tra i membri appartenenti alla propria medesima etnia e tutti gli altri.

Il cervello umano è fisiologicamente programmato per garantire la sopravvivenza della specie e, quindi, prendersi cura dei “cuccioli” a prescindere da differenze etniche.

Non a caso ci sono coppie che, pur non amando le persone con un colore della pelle diverso dal proprio, non hanno problemi ad adottare neonati di altre etnie.

Il razzismo non trova posto nel sentimento di cura e protezione che un adulto prova verso un bambino indifeso e bisognoso di tutto ma, automaticamente, scatta l’istinto di nutrirlo, accudirlo, coccolarlo.

Che l’antidoto contro il razzismo sia fare più bimbi?!

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