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Sindaco di Alghero contro Salvini: “Non ci spaventa”

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Sindaco di Alghero contro Salvini: “Non ci spaventa”. In Sardegna, alcuni sindaci si sono schierati contro il decreto sicurezza

Tra questi anche il sindaco di Alghero Mario Bruno. Il primo cittadino nel suo profilo Facebook si è così espresso:

Lo abbiamo già scritto al presidente Conte: pronti a sospendere gli effetti nei nostri comuni se non ci sarà un confronto nel merito con i sindaci, con chi vive i problemi da vicino.

Siamo abituati a risponderne, da tutti i punti di vista, per tutti i nostri concittadini.

Nonostante la minaccia di conseguenze penali da parte del ministro dell’Interno per coloro che non applicano il decreto sicurezza, il sindaco di Alghero Mario Bruno ha proseguito: 

Salvini non ci spaventa. A volte bisogna andare controcorrente, per non appoggiare una pericolosa deriva razzista.

Faremo ciò che è giusto tenendo conto innanzitutto della nostra coscienza e della nostra umanità, come facciamo ogni giorno.

Al riguardo si è espresso anche il sindaco di Cagliari Massimo Zedda che all’Ansa ha spiegato:

Renderà le nostre città più insicure.

Il governo, non essendo capace di garantire lavoro e sviluppo, pensa di distrarre l’attenzione con i temi della sicurezza.

Mi riconosco nelle parole del Presidente Mattarella pronunciate nel messaggio di fine anno: la sicurezza c’è se tutti si sentono rispettati.

Con l’Associazione nazionale dei Comuni stiamo definendo, in queste ore, quali azioni portare avanti perchè siano rispettati i principi costituzionali e perchè venga modificato il decreto.

Non resta quindi che attendere gli sviluppi di una situazione che sembra davvero intricata. Come si delineerà lo scenario definitivo della querelle?

I sindaci contro il decreto

Al momento gli sindaci italiani che si sono schierati contro il decreto sicurezza sono:

  • Leoluca Orlando (Palermo),
  • Dario Nardella (Firenze),
  • Federico Pizzarotti (Parma),
  • Luigi De Magistris (Napoli),
  • Giuseppe Falcomatà (Reggio Calabria).

Come andrà a finire la questione? Molto probabilmente davanti alla Corte Costituzionale.

 

 
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Autore dell'articolo: Annamaria Sabiu