Squali luminescenti trovati nelle acque della Nuova Zelanda

Squali luminescenti trovati nelle acque della Nuova Zelanda

         
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Gli scienziati affermano di aver scoperto che tre specie di squali luminescenti di acque profonde che vivono al largo della Nuova Zelanda. Essi brillano nell’oscurità. Chatham Rise ha raccolto le specie nel mese di gennaio dello scorso anno. Quest’ultima è un’area di fondale oceanico a est della Nuova Zelanda. Uno di loro, lo squalo pinna aquilone, rappresenta il più grande vertebrato luminoso conosciuto e può raggiungere i 180 cm di lunghezza.  La bioluminescenza risulta confermata anche nello squalo lanterna dal ventre nero e nello squalo lanterna meridionale.

I biologi marini conoscevano già le tre specie. Tuttavia, questa è la prima volta che in esse viene identificato il fenomeno della bioluminescenza. Ciò significa che emettono luce. Mentre molti animali marini, così come alcuni insetti come le lucciole, producono la propria luce, questa è la prima volta che viene trovata in squali più grandi. I ricercatori suggeriscono che il ventre luminoso degli squali può aiutarli a nascondersi dai predatori o da altre minacce sotto di loro.

Squali luminescenti: com’è possibile?

Dicono che la bioluminescenza si ottiene attraverso migliaia di fotofori (cellule che producono luce) situati all’interno della pelle degli squali. Le tre specie studiate abitano uno spazio chiamato zona mesopelagica, spesso chiamata zona crepuscolare. Essa va da 200 ma 1.000 m di profondità (la profondità massima raggiunta dalla luce solare). Le specie in questione affrontano un ambiente senza un posto dove nascondersi, da qui la necessità di emettere luce come forma di mimetizzazione, aggiungono i ricercatori.

Nello studio, gli scienziati dell’Université Catholique de Louvain in Belgio e l’Istituto nazionale di ricerca sull’acqua e l’atmosfera in Nuova Zelanda spiegano l’importanza della bioluminescenza per le creature marine. “Lo abbiamo visto spesso come un evento spettacolare ma raro in mare. Tuttavia considerando la vastità del mare profondo e la presenza di organismi luminosi in questa zona, risulta sempre più ovvio che produrre luce in profondità deve svolgere un ruolo importante strutturare il più grande ecosistema del nostro pianeta“. Dunque la mimetizzazione potrebbe aiutare le prede a salvare la propria “pelle”.

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Fonte immagine copertina: BBC

Autore dell'articolo: Francesco Menna

Mi chiamo Francesco, classe 96. Laureato in Ingegneria Meccanica e studente alla magistrale di Ingegneria Meccanica per l'Energia e l'Ambiente alla Federico II di Napoli. Passione sfrenata per tutto ciò che ha un motore e va veloce. Per info e collaborazioni inviare una mail a framenna96@gmail.com