Tatuaggi che trasformano il corpo in touchpad

Tatuaggi che trasformano il corpo in touchpad

         
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Google ha fatto un vero flop con i Google Glass. Ha deciso, però, di continuare ad investire sulla tecnologia indossabile. Per chi non ricordasse, i Google Glass erano gli occhiali smart di Google che consentivano di navigare in internet, scattare foto e cose simili. Tra i recenti progetti, di fatto, in fase di sviluppo ci sono nuovi occhiali per la realtà mista, nuovi smartphone e dei controller che fanno sentire il peso di oggetti virtuali. La tecnologia più “strana”, però, riguarda dei tatuaggi che trasformano il corpo in un touchpad. 

Questo tipo di tecnologia prende il nome di SkinMarks. L’obiettivo è quello di rendere la tecnologia il più naturale possibile. Gli SkinMarks possono essere applicati a dita o parti della mano che controlliamo con abilità motorie istintive. Si possono, quindi, usare i sensori attraverso parte del dito o della mano.

Tatuaggi che trasformano il corpo in touchpad: come funziona?

Attraverso uno spessore del tatuaggio notevolmente ridotto e una maggiore estensibilità, uno SkinMark è sufficientemente sottile e flessibile per conformarsi alla geometria irregolare, come le piegature e ossa sporgenti“, hanno spiegato i ricercatori dell’Università Saarland. Tali ricercatori sono finanziati da Google per sviluppare tale tecnologia.

A parte il valore di mercato di battere altri giganti della tecnologia come Facebook o Apple nella tecnologia indossabile, CNET riferisce che Google è particolarmente incentivato a convincere più persone a usare dispositivi indossabili – o a stamparli letteralmente sulla loro pelle – per raccogliere ancora più dati di quanti non ne abbia già in possesso. La pubblicità mirata porta a Google oltre 160 miliardi di dollari ogni anno. Le nuovissime categorie di dati che dispositivi come questi tatuaggi genererebbero introiti ancora più preziosi. Il motivo di ciò è che Google saprebbe esattamente quali arti e quali parti del corpo, le persone userebbero per navigare, ad esempio, in internet. In questo modo potrebbe produrre oggetti specifici per migliorare l’esperienza utente e piazzarli dunque sul mercato.

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Fonte immagine copertina: Pixabay

Autore dell'articolo: Francesco Menna

Mi chiamo Francesco, classe 96. Laureato in Ingegneria Meccanica e studente alla magistrale di Ingegneria Meccanica per l'Energia e l'Ambiente alla Federico II di Napoli. Passione sfrenata per tutto ciò che ha un motore e va veloce. Per info e collaborazioni inviare una mail a framenna96@gmail.com