Il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio

Travaglio attacca Letta dopo la Marcia per la Pace di Roma

 

Travaglio senza freni contro il ministro della Difesa Guido Crosetto. Nell’editoriale odierno sul Fatto Quotidiano il direttore ha parlato della manifestazione per la pace di Roma, senza risparmiare attacchi ad Enrico Letta e al governo Meloni. Si scaglia per via della continuità tra il governo Draghi e quello Meloni e pungola il neo ministro della Difesa.

Scontro a distanza tra Crosetto e Travaglio

Travaglio, non nuovo a provocazioni ed epiteti piuttosto coloriti, ha definito Guido Crosetto “Cicciobomba Cannoniere“. Non è la prima volta che lo attacca, ed anzi, nell’ultimo periodo è diventato uno dei suoi bersagli preferiti. Parole fortissime alle quali il ministro ha replicato con tono molto duro affidandosi al suo account di Twitter.

“Travaglio, raffinato umorista, mi chiama Cicciobomba Cannoniere, stile bullo delle elementari e parla di mie strategie”, cinguetta uno dei fondatori di Fratelli d’Italia. “Sto portando avanti risoluzioni e decreti, sull’invio di armi, che i SUOI amici, Conte&C, hanno votato. Io sono un Ministro Difesa, che lavora per dialogo e pace“.

L’attacco a Letta

Travaglio non risparmia nemmeno Enrico Letta. Già dalla fine del governo Draghi il giornalista non ha mai risparmiato il segretario del Partito Democratico. Nell’editoriale di oggi continua ad incalzarlo per via della partecipazione alla manifestazione di Roma insieme a Conte, ai sindacati e a molte associazioni e partiti di sinistra, durante la quale è stato contestato e costretto ad andarsene.

Il giornalista non gli perdona il fatto che comunque voterà per il nuovo invio di armi all’Ucraina, quando la marcia per la pace di Roma punta proprio allo stop all’invio di nuove armi (e non è un caso se Calenda ha organizzato un contro-corteo a Milano). “Neppure la vista di quello che fu il suo popolo nella piazza più affollata degli ultimi anni ha indotto Baioletta a un sia pur minimo ripensamento”, scrive Travaglio che lo paragona a “quel soldato giapponese arrestato nel 1974 nella giungla filippina perché non voleva credere che la guerra fosse finita da 29 anni”.

 

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Autore dell'articolo: Alessio Bardelli