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Una vita da funamboli: lavoratori sempre più rischio

 

ROMA – Il tema degli infortuni sul lavoro (talvolta mortali) è, purtroppo, sempre molto attuale in Italia. La cronaca degli ultimi giorni, anche nel Nordest, ha fatto emergere purtroppo le storie di queste tragedie. Precipitano dai tetti e dai ponteggi. E non si tratta di casi isolati.

Drammi che narrano di esistenze quotidianamente a rischio, anziché di una routine che non dovrebbe contemplare alcun infortunio e, tanto meno, il decesso. Perché non si tratta mai di tragiche fatalità, ma di gravi inadempienze sul fronte della sicurezza. La prevenzione, di conseguenza, diventa di fondamentale importanza.

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Una vita da funamboli: lavoratori sempre più rischio

Secondo la più recente indagine pubblicata dall’Inail nel 2017, le cadute dall’alto rappresentano un terzo circa degli incidenti mortali sui luoghi di lavoro. In cinque anni, dal 2008 al 2012, secondo le statistiche sono stati ben 532 i decessi per caduta dall’alto in tutto il Paese.

Numeri che recano in sé l’enorme entità di un’emergenza a dir poco inaccettabile. Il disinteresse, del resto, spesso regna sovrano in alcuni cantieri. Eppure le misure preventive da adottare nei lavori in quota ci sono, e per giunta sono anche molto chiare. E non devono mai essere sottovalutate neppure quando si tratta di attività svolte ad altezze contenute. Anzi, spesso sono proprio queste le situazioni che risultano più critiche da svolgere in sicurezza, complice appunto la sottovalutazione del rischio.

Ecco quali sono gli infortuni sul lavoro più numerosi

Gli infortuni più numerosi sono conseguenti a cadute da un’altezza compresa tra 1 e 10 metri, esattamente com’è accaduto per i gravi infortuni occorsi in queste settimane nel nostro Paese; confermando che non servono grandi altezze per morire.

In base, poi, alle informazioni disponibili sulle morti per caduta dall’alto che Vega Engineering ha analizzato ed elaborato con il proprio Osservatorio dal 2010 al 2014, il lavoratore non aveva indossato dispositivi di protezione individuale adeguati. Questo fenomeno ha dimostrato la scarsissima attenzione ancora oggi posta alla corretta “progettazione” del lavoro in quota, che dovrebbe prevedere adeguate opere provvisionali e/o dispositivi di sicurezza di trattenuta con il chiaro obiettivo di tutelare i lavoratori.

L’importanza dei sistemi di sicurezza

E’ indispensabile, quindi, che i progettisti e i proprietari degli edifici prevedano sempre idonei sistemi di sicurezza (spesso costituiti da semplici occhielli o dalle cosiddette “linee di vita”) da installare in fase di realizzazione degli edifici o durante ristrutturazioni a garanzia di chi, successivamente, effettuerà lavori di manutenzione.

Ma tutto poi si complica davanti a uno scenario nostrano votato all’irregolarità. Stando a una nota di Fillea Cgil sul monitoraggio delle attività di vigilanza 2017, i lavoratori irregolari sono molto più presenti in settori come l’edilizia, che registra un tasso di irregolarità pari al 64,44%: sono 13.254 i lavoratori irregolari a fronte di 34.472 accertamenti ispettivi, 5.710 i lavoratori in nero, 22.213 le aziende ispezionate.

Purtroppo, però, poche decine di migliaia di ispezioni su un totale di 5 milioni di imprese dei diversi settori non rappresentano certamente uno strumento efficiente di deterrenza contro i crimini sul fronte della sicurezza sul lavoro. Perché così un’azienda vive della certezza di ricevere in media un’ispezione ogni 20 anni. E’ evidente che bisognerebbe intervenire su questo fronte arrivando per lo meno a incrementare la frequenza dei controlli. Per la salute di tutti, in primis dei lavoratori che non devono trovare la morte mentre stanno svolgendo le proprie mansioni professionali.

 

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Autore dell'articolo: Massimo Giuliano