Valverde attende la fine delle restrizioni

Valverde attende la fine delle restrizioni

 

Valverde attende la fine delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria Coivd-19 per cercare di tornare ad un minimo di normalità. In questa situazione dove il mondo lavorativo e sportivo è pressoché fermo, allenarsi è diventato molto difficile se non impossibile. Il corridore sa che al momento è difficile avere delle certezze per quel che riguarda il futuro, nonostante ci sia un progetto stilato per ripartire. Si tratta comunque di un calendario provvisorio, in quanto strettamente legato all’evolversi della pandemia. 

Raggiunto da El Mundo, il corridore ha commentato al riguardo:Tutto è molto complicato, vogliamo che ci sia lo sport, ma essendo realistico vedo molto difficile che quest’anno potremo correre. All’inizio della quarantena non pensavo di perdere questa stagione , ma vedendo come tutto procede, ci penso sempre di più. Ti prendi cura di te stesso e ti alleni con i rulli ma lo fai con poca motivazione. Non puoi fare lavori specifici, perché non sai quali saranno i tuoi obiettivi. Potrei ritardare il ritiro, ma vediamo come va tutto questo e poi parliamo”.

Valverde attende la fine delle restrizioni, le dichiarazioni del corridore

Il corridore Valverde ha voluto dire la sua anche sul nuovo calendario, qualora l’emergenza permettesse di rispettarlo in ogni suo appuntamento: “Penso che Tour, Giro e Vuelta saranno gare molto atipiche, con risultati molto diversi da quelli del solito. Il fisico è abituato a una routine e a temperature specifiche. Inoltre, il fatto di avere passato un lungo periodo a casa influenzerà molto. Il corpo si abitua a tutto e grazie alle applicazioni di ultima generazione dei rulli, tutto è più facile, simulando molto bene la strada, ma alcuni stanno facendo cose scandalose con sessioni di allenamento di cinque o sei ore di fila. Questo non ha senso perché non sappiamo quali saranno gli obiettivi più vicini. I rulli ti bruciano fisicamente e mentalmente”.

Fonte foto: https://it.wikipedia.org

 

 

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Autore dell'articolo: Annamaria Sabiu