Qualcomm e MediaTek: privacy utenti a rischio hacker?
Sappiamo tutti che al giorno d’oggi la tecnologia fa enormi progressi giorno dopo giorno, insieme anche al reparto sicurezza. Nonostante i numerosissimi aggiornamenti e patch di sicurezza, spesso ci si ritrova di fronte a delle minacce informatiche da parte di hacker. Quest’ultimi possono facilmente sottrarre informazioni sensibili di qualunque tipo agli utenti che ne sono vittime.
La divisione Threat Intelligence della CPR, ha identificato delle vulnerabilità negli audio decoder di Qualcomm e MediaTek. Senza le dovute patch, gli hacker potrebbero ottenere facilmente accesso da remoto ai media e alle conversazioni degli utenti.
Gli audio decoder Qualcomm e MediaTek rischiano attacchi hacker?
Richiamando il concetto precedente, gli audio decoder delle due aziende, sono a rischio hacking. La CPR ha riscontrato queste falle in ALAC, che è un formato di codifica audio sviluppato da Apple, ed introdotto nel 2004, allo scopo di non creare una perdita di dati nella memorizzazione di musica digitale. Quest’ultimo è divenuto poi una risorsa disponibile a tutte le aziende che necessitavano di tale tecnologia. Nonostante Apple abbia più volte corretto vari problemi di sicurezza, però dal 2011 non ha mai ricondiviso le patch di ALAC.
Per questo motivo la CPR ha scoperto che entrambe le aziende citate in precedenza hanno riportato tale codice ormai obsoleto. Ciò può accadere per via di un RCE, ovvero un codice da remoto, che può eseguire malware, allo scopo di far ottenere all’hacker il controllo dei dati multimediali di un utente di qualsiasi genere.
Fortunatamente è accaduto solo agli smartphone alimentati da chip MediaTek e Qualcomm i quali avevano un ALAC obsoleto. Secondo la Cyber Safety Guidance, è importante aggiornare il proprio smartphone non appena possibile, siccome ogni mese Google rilascia un aggiornamento sulla sicurezza.
Sia MediaTek che Qualcomm si sono già messi all’opera per aggiustare queste vulnerabilità, che sono state immediatamente pubblicate alla fine del 2021 ai loro rispettivi Security Bulletin.
Via: ufficio stampa CheckPoint Research
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