Aurora Mazzucchelli : “La mia cucina tra equilibrio e appartenenza”
Aurora Mazzucchelli nasce nella città di Bologna nel 1973. Sin da piccola nella sua famiglia si respirano i profumi e i sapori dell’arte culinaria. Il papà e cuoco, mentre la mamma sfoglina. Dopo gli studi alberghieri nel 2000 inizia a lavorare nel ristorante dei suoi genitori. Insieme a suo fratello Massimo, successivamente, inizia a gestire la struttura, unendo estro, creatività e legame con il territorio. Negli anni successivi collabora al fianco di granfi chef come Herbert Hinter, Gaetano Trovato e Paolo Lopriore. Tra ricerca di nuovi ingredienti, e l’amore per la pasticceria e la panificazione, arriva nel 2008 la prima stella della Guida Michelin. Dopo il grandissimo riconoscimento arriva nel 2012 la premiazione come “Miglior Chef d’Italia”. Le sue doti virtuose in cucina si sposano anche ad un gran senso di umanità in favore delle problematiche di nutrizione dei paesi meno sviluppati. Nel 2021 nasce il concept gastronomico “Casa Mazzucchelli”. Una factory culinaria che incorpora il “Ristorante Marconi, inaugurato nel 1983 dalla famiglia Mazzucchelli ,” e il laboratorio di panificazione “Forno Mollica”.
Aurora Mazzucchelli : l’intervista
Partiamo innanzitutto dalla sua passione per la sua cucina e il tuo legame con il territorio. Dove nasce il tuo percorso?
Il mio percorso nasce in modo naturale. il mio papà è uno chef e poi mia mamma l’ha seguito nel lavoro. Nel 1983 partono con il ristorante, come punto di riferimento e iniziano il loro progetto di ristorazione. All’ epoca io avevo dieci anni e andavo in quinta elementare. Vivendo in un contesto dove il cibo è il pane quotidiano e avendo mamma siciliana e papà bolognese le tradizioni familiari in casa venivano celebrate attraverso la cucina. Di conseguenza io sono cresciuta intorno a cuochi, tavoli e fornelli. Tutto si mischiava meravigliosamente tra i familiari e l’universo immenso della vita in cucina. Poi ho seguito la scuola alberghiera e fatto tutto l’iter, prima di sala insieme a mio fratello Massimo più grande di me e poi nel 2000 entro effettiva in cucina. Da lì nasce il mio percorso da chef riconosciuta, con successivamente i vari riconoscimenti. Tutto nasce in modo naturale e il mio lavoro comunque resta una scelta. Assolutamente non è da intendersi come una “costrizione”, ci vuole tantissima passione e sacrificio. La ristorazione non è un mondo facile.
Nel 2008 vinci la stella Michelin e poi diventi “Miglior Chef d’ Italia”. Ma quanto sacrificio c’è dietro a tutto questo?
Innanzitutto c’è tanto studio. Ultimamente viene decisamente valorizzato, però agli inizi in cui ho cominciato io era considerato un mestiere di ripiego. In realtà per arriva a certi livelli, ci deve essere tanta dedizione sia nel migliorare la tecnica che nello studio. Come tutti i mestieri, anche quello dello chef, inizialmente devi dare tanto. Bisogna essere un osso duro e avere tanta applicazione. E’ un lavoro in cui ci deve essere sempre la voglia di imparare e superare ogni ostacolo. Se non si è soddisfatti di un piatto , per sapore, odore o gusto, bisogna perfezionarsi sempre di più, magari anche confrontandosi con altri colleghi. E’ un lavoro in cui emerge l’unione di tantissimi fattori.
Come nasce il concept ” Casa Mazzucchelli”?
Sette anni fa, noi apriamo un forno all’interno del “Ristorante Marconi”. Questo forno mi fa appassionare a tutto quello che riguarda il mondo del lievitato. Il settore della panificazione veniva visto all’interno della ristorazione, come un servizio, mentre avere un forno implica avere un organizzazione, cimentarsi in un lavoro quotidiano, avere nozioni e fare anche degli studi. Nel tempo ho avuto anche modo di confrontarmi con altri maestri della panificazione. Da lì , dopo la pandemia di covid, l’anno scorso abbiamo inaugurato “Casa Mazzucchelli”. Dall’esperienza del ristorante di famiglia e dai miei studi abbiamo aperto la nuova struttura.
Che esperienza si vive nel dividere il proprio lavoro con un familiare?
La nostra è ancora una condizione familiare. Con mia sorella, mio fratello e la mamma che ancora in pensione. Purtroppo il mio papà è venuto a mancare . Bisogna essere sicuramente equilibrati. Nei momenti duri la famiglia sicuramente regge la nostra piccola azienda, ma come in tutte le cose bisogna essere intelligenti, lasciare gli giusti spazi per avere un ottimo rendimento finale.
Cosa significa essere uno chef donna in un settore prevalentemente maschile?
E’ un dibattito che va avanti da molti anni. Sicuramente si sono fatti molti passi in avanti. Tanto tempo fa vedere uno chef donna non era nell’immaginario collettivo. Se di diceva cuoco o chef, ci si aspettava una figura maschile. Agli inizi c’erano anche dei retaggi socio culturali, in cui l’uomo era visto con la figura di cuoco e magari la donna che lavorava in cucina al suo fianco, veniva in messa in secondo piano.
Aurora Mazzucchelli come si definirebbe in cucina?
Sicuramente mi definisco equilibrata. La mia cucina mi rappresenta molto, il tutto con molta intimità . Mi interessa essere un connubio tra me stessa e la mia creatività . I miei piatti devono soprattutto appartenermi. Cosi riesco ad esprimermi al massimo , nell’ottenere il meglio nel piatto e nel rapporto con il cliente.
Mi hai parlato della tua splendida tradizione familiare e della tua vita tra i fornelli. Quali sono invece le generazioni future ?
Io non ho figli, ma ho uno splendido cane che mi dà tanto. Mio fratello ha due figli , uno di quindici anni e uno di ventidue. Al momento noi li lasciamo liberi di decidere e prendere il loro percorso. Il lavoro di chef è una scelta di vita. La ristorazione ti segna in tutto il percorso. Bisogna sapere far tutto, il cuoco e la sala. Qualcosina intravediamo quando ci aiutano, ma sicuramente sono assolutamente non vincolati.
Avete in programma eventi per la prossima stagione autunnale?
Purtroppo la situazione attuale non ci permette di andare troppo lontano. I tempi sono molto duri e sicuramente ci attendiamo nei prossimi mesi periodi molto delicati. Dopo due anni di covid, seguite da una guerra e da svariate problematiche economiche ci hanno messo in ginocchio. Il pensiero primario è reggere e fare sempre meglio sostenendo il nostro impegno e ottimizzando al meglio le risorse. Purtroppo i costi che paghiamo noi ristoratori non possono influire più di tanto sui nostri clienti. Il caro energia delle bollette non può rigenerato sulle spalle di chi decide di acquistare i nostri prodotti.
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