Autovetture: il mercato Europeo 2018 non brilla
Autovetture: il mercato Europeo. Il 2018 è un anno che conferma le performance del mercato automobilistico del 2017. Le immatricolazioni di auto nell’Europa dei 28 più Paesi Efta (Svizzera, Islanda e Norvegia), infatti, nel corso dell’anno da poco passato sono state 15.624.486, lo 0,04% in meno del 2017.
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Autovetture: il mercato Europeo. Dicembre in flessione
Non si chiude in modo brillante l’anno. A dicembre, infatti, le vendite di auto fanno registrare una flessione rispetto a quanto accaduto nel corso dello stesso mese del 2017. Dal 1° al 31 dicembre sono state vendute 1.038.984 vetture, l’8,7 per cento in meno rispetto un anno prima. E’ quanto emerge dalle rilevazioni dell’Acea, l’associazione delle case automobilistiche europee. Tutte queste auto sono state, poi, registrare al PRA, il pubblico registro automobilistico, che raccoglie tutta l’anagrafica delle diverse auto, diventandone una sorta di testimone silenzioso. Accedere alle informazioni contenute nel PRA, anche grazie a portali come ivisura.it, è sempre più semplice e immediato. Un aspetto da non sottovalutare quando ci si ritrova a dover acquistare o vendere un’automobile.
Casa per casa cosa è successo
Rallenta la corsa del gruppo Fca che nel corso del 2018 ha immatricolato 1.021.311 auto nell’Ue a 28 più i Paesi Efta: si tratta del 2,3 per cento in meno sul 2017. Tra i diversi brand che compongono il gruppo cresce soprattutto Jeep, con un +55,6 per cento e 168.674 unità vendute.
Primi segnali negativi dal 2013
La flessione di dicembre del mercato auto è la prima dal lontano 2013. In controtendenza sono andati solo il mercato spagnolo (+7 per cento) e quello francese (+3 per cento). Stabile quello tedesco che chiude il 2018 a un -0,2 per cento sul 2017. Male il mercato italiano (-3,1 per cento) e quello del Regno Unito (-6,8 per cento, complice le incertezze legate alla Brexit).
Focus sulle difficoltà
A soffermarsi sulle difficoltà del comparto è il Centro Studi Promotor che ricorda “gli elementi che hanno penalizzato le vendite di auto. In primo luogo la congiuntura economica, pur rimanendo positiva, è gradualmente peggiorata.
Poi c’è l’introduzione dal primo settembre del nuovo sistema di omologazione Wltp ha fatto si che diverse case avessero problemi di fornitura.
In terzo luogo ha pesato sulle vendite la demonizzazione del diesel per motivazioni più ideologiche che di reale tutela dell’ambiente”. Nonostante tutto, il Centro Studi considera il 2018 un anno positivo per il mercato auto “anche perché chiude in crescita la maggior parte dei mercati nazionali e in sostanziale pareggio (-0,8 per cento) il gruppo dei cinque maggiori mercati che valgono il 71,7 per cento delle immatricolazioni dell’area”.
Commenta Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor: “neppure nel 2018 l’area Ue+Efta ha raggiunto il livello ante-crisi del 2007 quando le immatricolazioni furono 16 milioni e l’appuntamento con il livello ante-crisi con ogni probabilità è rimandato in quanto le previsioni per il 2019 non sono positive. Oltre alla demonizzazione del diesel peserà sulla domanda il peggioramento della congiuntura economica”.
Autovetture: il mercato Europeo. L’Anfia fa il punto sulle tipologia
Si sofferma sull’andamento delle diverse tipologie di auto Paolo Scudieri, presidente Anfia. “Il fattore comune ai cinque maggiori mercati europei – dice Scudieri – nel 2018 è la contrazione delle immatricolazioni di auto diesel: -30 per cento nel Regno Unito, -21 per cento in Spagna, -17 per cento in Germania, -15 per cento in Francia e -12 per cento in Italia, con un calo complessivo del 18,9 per cento in Europa Occidentale.
Autovetture: il mercato Europeo chiude il 2018 con una variazione sostanzialmente nulla rispetto all’anno precedente (-0,04). Per il 2019, considerando che il mercato europeo è fortemente guidato dalla domanda domestica il rallentamento dell’economia nei Paesi Ue potrebbe avere un impatto significativo sulle vendite di nuove auto. La rapida transizione verso una mobilità a zero emissioni indotta dalle normative sull’abbattimento delle emissioni di CO2, poi, rischia di avere un impatto negativo sull’occupazione nell’automotive europeo, che conta circa 13,3 milioni di addetti, se non gestita attraverso adeguate politiche a sostegno dell’industria”.
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