Bellanova non condivide la cautela sull'avvio della fase 2

Bellanova non condivide la cautela sull’avvio della fase 2

ROMA – Teresa Bellanova non condivide la cautela sull’avvio della fase 2. Infatti, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, la ministra dell’Agricoltura, capo delegazione di Italia Viva, dichiara:

«Una nuova organizzazione del lavoro, dei trasporti e della socialità non si organizza in poche settimane. Non ne faccio una questione di calendario, ma di metodo. Io avrei investito risorse per rendere sicuri i luoghi di lavoro, piuttosto che per mantenere chiuse le aziende. E destinato risorse alla riduzione del rischio nella mobilità, piuttosto che per tenere le persone a casa. Purtroppo il problema del virus lo avremo almeno fino a quando non ci sarà il vaccino».

Bellanova non condivide la cautela sull’avvio della fase 2

Alla domanda se sia sbagliato mettere la salute davanti al Pil, la Bellanova risponde:

«Salute è un termine ampio. Non c’è solo l’aspetto sanitario, che pure è determinante. C’è anche il come si mette in sicurezza il Paese dal punto di vista occupazionale ed economico. Ci sono intere fasce sociali che sono andate in forte sofferenza. Il rischio fame è serissimo e anche quello di nuove povertà. Non li considero mali minori».

Cosa si può riaprire in sicurezza il 4 maggio secondo Teresa Bellanova?

«Riaprire a Bergamo non è la stessa cosa che riaprire a Potenza. Devi valutare l’impatto del virus nei vari territori e anche nell’organizzazione delle filiere. L’elenco dei codici Ateco ha mandato in confusione interi settori. Chi dice che le macchine agricole non sono necessarie, non sa cos’è l’agricoltura, e non sa cos’è la filiera alimentare. Ma il danno che si è prodotto è enorme».

Il premier Giuseppe Conte si augurava di poter allentare qualche misura già intorno al 20 aprile. Ormai è un miraggio?

«Io spero ancora che sia possibile – ribatte la Bellanova – Nel manifatturiero, come nelle costruzioni, ci sono molte imprese pronte a riaprire in sicurezza. Penso al settore delle macchine agricole, al made in Italy, alla moda, al tessile. E penso ai cantieri edili bloccati nelle scuole. Perché non riaprirli subito, così che a settembre gli studenti possano trovare gli edifici a posto?».

Autore dell'articolo: Elena De Lellis

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