Catacombe di Comodilla

Catacombe di Commodilla: scoperta scritta italiana

 

Le Catacombe di Commodilla sono fra le più particolari dell’epoca romana.

In un momento in cui si tenta di affermare e diffondere sempre di più nel mondo la lingua inglese, considerandola come facilmente accessibile a tutti e semplice nelle espressioni, spesso ci si chiede: quando è nata la lingua italiana e perché inficiarla con tanti termini stranieri?

Il fenomeno è da inquadrare come un tentativo di universalità del linguaggio e di interscambi fra culture e società diverse.

Le Catacombe di Commodilla: la scritta rinvenuta

Nelle Catacombe di Commodilla, a Roma, è stata rinvenuta una scritta che è stata datata dagli archeologi come risalente alla prima metà del IX secolo.

La scritta così recita: “Non dicere ille secrita a bboce”.

Tradotta in italiano moderno significa: “Non dire le cose segrete della messa ad alta voce”.

Non si capisce a chi è rivolta l’esortazione, se al sacerdote che celebra la messa (invitandolo a parlare piano) oppure se ai partecipanti, consigliandoli quasi al silenzio.

Resta, però, la certezza che la breve  scritta  è incisa sulla cornice di un affresco nella cripta dei Santi Felice e Adautto.

La scritta nella Chiesa di San Clemente a Roma

Altra scritta graffita dell’XI secolo è presente come  graffito risalente all’XI  secolo  nella Chiesa di San Clemente, sempre in Roma.

Si tratta di una frase, il cui contenuto si può definire scurrile e, pertanto, è preferibile non  riportare

Essa evidenzia i sentimenti di chi l’ha scritto, riferendola a un affresco che rappresenta alcuni servi che trascinano San Clemente, trasformato da un prodigio in una colonna senza che loro se ne accorgano.

La frase sembra sia stata pronunciata dal padrone dei domestici, un certo  Sisinnio.

La lingua italiana e il latino

La lingua italiana nasce come evoluzione della lingua latina.

Il latino, infatti, si è progressivamente estinto, fino a diventare “lingua morta” col passare  dei secoli.

Le cause maggiori sono da rintracciare nelle numerose invasioni barbariche e nella trasformazione che ogni lingua subisce quando è nell’uso comune.

Il latino  non era una lingua del tutto unitaria, né era  parlata allo stesso modo nell’Impero Romano, anzi esso era adattato all’idioma locale.

In genere si dice che l’italiano scaturisce dal cosiddetto  latino volgare.

Una lingua parlata per lo più dal popolo (il volgo), da non confondere col latino dei testi degli autori classici che si studiano nei licei.

Il latino ci è giunto attraverso i testi scritti dei diversi poeti e scrittori d’epoca, (Ovidio, Tibullo, Cesare, Cicerone, Plinio, Marziale ecc.) grazie soprattutto all’enorme  lavoro di copiatura svolto dagli amanuensi (fino all’invenzione della stampa).

Il latino volgare è sopravvissuto nell’uso quotidiano, trasformandosi e dando vita alle cosiddette lingue romanze, e dialetti locali.

A proposito di dialetti, le nuove generazioni, ne conoscono pochi e spesso gli antichi idiomi locali sono abbandonati e dimenticati.

I moderni programmi scolastici tentano di superare questo fenomeno favorendo timidamente  lo studio (seppure limitatissimo a qualche conferenza) dei dialetti.

All’Accademia della Crusca, in Italia, è affidato il compito dell’esatta interpretazione e della diffusione dei termini e della grammatica moderna italiana.

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Autore dell'articolo: Marco Vittoria