Conferenza stampa Dc-Udc Abruzzo 20 dicembre 2018

Conferenza stampa Dc-Udc Abruzzo 20 dicembre 2018

         
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La conferenza stampa Dc-Udc Abruzzo 20 dicembre 2018 è stata fondamentale per delineare la futura campagna elettorale nella regione Abruzzo.

Questo quanto dichiarato da Enrico Di Giuseppantonio, Gianfranco Rotondi e Angelica Bianco.

Conferenza stampa Dc-Udc Abruzzo 20 dicembre 2018: Enrico Di Giuseppantonio per un 2019 migliore per l’Abruzzo

La conferenza stampa Dc-Udc Abruzzo 20 dicembre 2018 è stata fondamentale per delineare la futura campagna elettorale nella regione Abruzzo.

Questo quanto dichiarato da Enrico Di Giuseppantonio, Gianfranco Rotondi e Angelica Bianco.

Conferenza stampa Dc-Udc Abruzzo 20 dicembre 2018: Enrico Di Giuseppantonio per un 2019 migliore per l’Abruzzo

Enrico Di Giuseppantonio:Innanzitutto speriamo che sia un anno migliore… Soprattutto nel territorio di questa regione che si appresta a scegliere un nuovo governo e un nuovo consiglio regionale. Noi stiamo completando le liste. Abbiamo al nostro interno più associazioni, più movimenti, più esperienze politiche e nei prossimi giorni (speriamo subito dopo Natale).

Cercheremo di presentare all’opinione pubblica abruzzese attraverso gli organi di informazione e i giornalisti le nostre liste nelle quattro circoscrizioni. Abbiamo cercato di raccogliere la sensibilità di chi amministra il nostro comune in paesi vicini e lontani; dai capoluoghi, di esperienze associative, politiche e di gente che ha anche un’esperienza nel consiglio regionale.

L’esperienza è fondamentale per fare in modo di cambiare questa regione e di renderla davvero una regione facile. C’è la promessa di renderla un po’ più attenta ai problemi veri del nostro territorio. Naturalmente noi portiamo avanti un’esperienza lunghissima non per sottolineare in campagna elettorale che siamo bravi e che faremo miracoli per cambiare questa regione. Per dire che abbiamo un’idea, un’esperienza, una formazione che ci porterà a fare quello che hanno fatto i padri della nostra cultura politica democristiana. Era una regione a capo del mezzogiorno e dell’Europa. Perché la disoccupazione era di bassissimo livello rispetto al mezzogiorno d’Italia; ma anche vicinissima alle attività e all’occupazione dell’Italia del Nord, di quella parte più vicina al resto d’Europa.

Vorremmo far tornare a vivere le zone industriali e artigianali perché ci sono molti disoccupati. Eliminare la disoccupazione è meglio del reddito di cittadinanza perché c’è chi si forma; si fa un lungo percorso professionale ha lo stesso stipendio di mese in mese e torna soprattutto in una regione che è stata un modello eccezionale nell’ambito europeo non dico solo del mezzogiorno d’Italia. Noi dobbiamo capire quello che hanno fatto i nostri padri, quello che abbiamo fatto anche noi forse nella parte conclusiva dell’esperienza democratico-cristiana e portarlo avanti.

Poi c’è bisogno anche di rimettere a posto tutte le articolazioni di competenza della regione (la sanità, l’ambiente, le infrastrutture). Se diciamo che per percorrere le strade di questa regione (e ve lo dice uno che ha fatto il presidente della provincia e dell’unione delle province abruzzesi) significa fare investimenti; perché sono finite male soprattutto le strade provinciali? perché l’Anas, diamo atto, fortunatamente in questa regione funziona bene. Le strade statali stanno in condizione ottima, come lo erano nella parte iniziale anche di questa nuova esperienza , la cosiddetta Nuova Repubblica ma sono come l’esperienza della prima repubblica.

Perché le province in un primo luogo sono state governate malissimo e soprattutto erano amministrazioni governate dalla sinistra, dal centro-sinistra; ma io non lo catalogherei sul centrosinistra, sul centrodestra  (tra l’altro oggi ci sono passaggi così semplici, così tranquilli), lo catalogherei chi è capace di amministrare e chi no. Renzi ha fatto l’operazione più folle della sua storia politica dicendo aboliamo le province (e può essere anche una scelta che lui ritiene giusta, io l’ho ritenuta ingiusta); però devi naturalmente garantire quei finanziamenti che le province in Italia prendevano sempre.

In un’epoca della comunicazione, soprattutto di quella social, dire che le province non valgono niente, togliendo i soldi, mettendo nelle condizioni di non fare manutenzione stradale siamo arrivati a una Regione dove ai problemi creati dalle amministrazioni negative li ha creati anche il governo centrale. Si va in giro in  provincia di Chieti (1800 km), in provincia di Pescara (1400 km) dove buche e pericoli sono costanti.

Se noi dobbiamo dire investite sul nostro territorio le infrastrutture devono essere giuste. Siamo la regione più bella del mondo e al pari delle zone industriali dobbiamo creare ricchezza e occupazione senza la quale i nostri giovani avranno difficoltà a ricollocarsi in industrie che nel nostro paese molte delle quali stanno abbandonando l’Italia per insediarsi in altre parti d’Europa e del mondo. Questo in sintesi è il nostro programma. C’è un grande accordo, c’è una grande amicizia, c’è una grande simpatia tra di noi, non c’è contrasto, dobbiamo solamente annunciarvi quali sono i candidati che portano avanti le nostre idee. Auguri e buon Natale a tutti”.

Conferenza stampa Dc-Udc Abruzzo 20 dicembre 2018: Gianfranco Rotondi racconta la Dc di ieri e di oggi

Gianfranco Rotondi: “Siamo la stessa cosa. Ci chiamiamo Udc e Dc, siamo quello che torna; ma forse quello che mai è uscito di scena: la Democrazia Cristiana, il partito che dal 1943 al 1994 ha segnato per unanime giudizio storico il periodo migliore della vita civile del nostro paese. Oggi cosa possiamo essere? Non i nostalgici di un tempo che non tornerà ma i costruttori di una stagione diversa della vita politica italiana.

La seconda repubblica è terminata , è finita male (diciamo la verità); perché è finita con un vento populista e antipolitico che è devastante per la formazione di una coscienza civile soprattutto delle nuove generazioni. E purtroppo la cosa peggiore di questo governo è la base emotiva e culturale su cui poggia, ossia la rabbia dei cittadini che non incontra una classe dirigente di brava e avveduta che sa riportarla nei binari di una proposta costruttiva che è la grandezza della mediazione politica.

La politica non deve ignorare la rabbia del cittadino. E la rabbia non è affatto un sentimento ingiusto quando ci sono motivi di sofferenza, quando vi sono le ragioni di crisi che ha descritto bene Enrico poco fa. Aziende che chiudono, persone non più giovani che vengono reimmesse nel mercato del lavoro che li respinge. Non è solo la rabbia dei giovani che non trovano lavoro ma dei loro padri che lo perdono, delle loro mamme che non riescono a fare la spesa; una volta si diceva l’ultima settimana ma qui ci sono problemi sin dalla prima per molte famiglie. Quindi il disagio sociale non deve essere sottovalutato dalla politica ma la politica deve trovare delle soluzioni. Non deve accompagnare la rabbia facendo proposte che sono devastanti per la coscienza civile del paese.

Non faccio una furba opera propagandistica ma devasto la coscienza civile del paese se agli italiani che stanno male dico che dobbiamo contrapporci agli immigrati; che la sofferenza loro è competitiva con le esigenze di quelli che fuggono dalla guerra e che siamo chiamati nei limiti del possibile a raccogliere. Non è mettendo i poveri gli uni contro gli altri che si ottengono determinati risultati; né possiamo pensare a una generazione di giovani per cui la realizzazione della vita sia l’attesa del reddito di cittadinanza. Allora i due fari della coalizione di un governo: la speculazione sugli immigrati da parte della lega e la speculazione sui bisogni dei giovani del sud da parte dei 5 stelle sono la più netta bocciatura senza mediazioni e senza compromessi di questo governo.

Quella con la lega è un’alleanza locale che va compresa in quella che è la storia politica di questo paese; ha visto un’alleanza duratura fra Lega, Forza Italia, Alleanza Nazionale e democristiani. Nei livelli locali questa alleanza sopravvive; apprezzando il collega Bellachioma potremmo anche dire che la Lega dell’Abruzzo è una delle migliori del mezzogiorno. Qui non ha fatto cattivi incontri, com’è avvenuto in altre regioni, compreso quella mia di origine.

Qui ha selezionato un gruppo dirigente qualificato che si fa valere con cui si potrà collaborare con efficacia nell’interesse dell’Abruzzo. Noi apparteniamo però a differenza della Lega al Partito Popolare Europeo, anzi con un po’ di supponenza da vecchi nobili un po’ decaduti, io Enrico e Angelica possiamo dire di essere i fondatori del Partito Popolare Europeo, perché fu la Democrazia Cristiana a fondarlo. Nel Partito Popolare Europeo  c’è forza Italia, c’è la Democrazia Cristiana e c’è l’UDC.

I numeri sono diversi, lo sappiamo, nell’ultima tornata elettorale in cui la Dc si è presentata in Abruzzo ha ottenuto il 3%. Io metterei la firma per avere il risultato del 2005 perché l’UDC ebbe il 7%. Significa che avemmo il 10%. Noi considereremo una sconfitta ogni punto inferiore a questa percentuale. Stiamo preparando liste non per migliorare le posizioni ma almeno per mantenerle; quindi un’asticella molto alta perché i risultati dei nostri due partiti; il 2005 era un’altra epoca. Ma noi siamo conservati bene; Angelica era una bambina, io ed Enrico siamo conservati bene. Catone è tale quale. Quindi non è detto che non ce la faremo. Per farcela, sia chiaro, la battaglia non è mica tanto scontata come dicono i sondaggi.

Se parliamo dei sondaggi possiamo anche andarcene in vacanza. Per me è facile perché come abbiamo raccontato per tutta la campagna elettorale io qui in vacanza ci vengo da 50 anni, ossia dal 1968, quando molti di voi non erano nemmeno nati. Per cui per me è vacanza anche venire a fare campagna elettorale, non possiamo nemmeno farla. I sondaggi dicono che abbiamo già vinto. Altolà. I sondaggi riferiscono il trend politico generale; le elezioni regionali sono pur sempre elezioni amministrative dal forte impatto territoriale. Quindi non sottovalutare la macchina silenziosa della sinistra che con una candidatura di alto spessore come Legnini può sicuramente dare delle sorprese. Sarebbe incosciente il centrodestra se non  recuperasse immediatamente una unità d’intenti, una capacità di iniziare una campagna elettorale.

Ciascun partito deve curare le proprie liste rendendole il più possibile competitive. Aggiungo che noi metteremo le nostre liste a disposizione della coalizione che però deve rispettare il nostro progetto politico di ridare un partito ai democristiani. Ieri abbiamo presentato l’accordo con altre formazioni minori perché ci sono due partiti, l’UDC e la Democrazia Cristiana; ma siccome di Democrazia Cristiana ce ne sono in giro 3 o 4 io ho dovuto fare un grosso sforzo per ricomprenderle tutte in questa federazione che qui si presenta accanto all’UDC altrimenti non aveva senso che altri partiti democristiani dicevano chi siete voi? Ci siamo anche noi!

Le nostre liste sono aperte a tutti i partiti democristiani compresi quelli che ancora non si sono accostati a questa esperienza. Ma per ridare ai democristiani una casa bisogna richiamare i democristiani ovunque i democristiani sono andati. Alcuni sono stati in Forza Italia, alcuni sono andati a destra ma alcuni sono andati anche a sinistra, sono andati anche nel Partito Democratico. Bisogna far sapere a questi amici che questa è casa loro. Con noi possono militare, si possono candidare e possono essere eletti e se a qualcuno dispiace nel centrodestra che noi accogliamo democratici cristiani che vengono dalla sinistra che per noi il progetto politico è prioritario.  Non tollereremo obiezioni sulla formazione delle nostre liste.

La nostra lista comprenderà talenti, carismi, esperienze che non sono tutte provenienti dalla storia del centrodestra. Se al centrodestra non piace, come si suol dire, amici come prima e ognuno per la sua strada ma diciamocelo subito perché noi faremo questa campagna elettorale con dignità ma senza tollerare nemmeno uno sgarbo in più di quello che ci è stato fatto notificandoci un candidato apprezzabile e da me apprezzato ma che non è stato minimamente condiviso né con me né con l’onorevole Cesa. Pertanto è uno sforzo di buon senso e io in particolare lo faccio volentieri perché sono stato eletto qui e non voglio essere elemento di divisione. Voglio essere sempre elemento di unità.

Recupero una domanda fatta da un collega giornalista fatta mentre arrivavo qui. Ma tu non sei stato eletto nella lista di forza Italia? E che c’entra questa cosa qui? Ricordo a me stesso come lo ricordavo a lui e lo ricordo a voi che il gruppo parlamentare di Forza Italia, di cui io sono vicepresidente, comprende quattro forze politiche: Forza Italia,  il Partito dei Pensionati, la Democrazia Cristiana e l’Udc. Quindi noi rappresentiamo un solo gruppo parlamentare, il risultato complessivo alle regionali d’Abruzzo di Forza Italia, della UDC, della DC e anche se c’è del Partito dei Pensionati sarà la cifra complessiva del gruppo parlamentare di Forza Italia ed io assicuro che sarà una cifra più alta del risultato che abbiamo avuto alle elezioni politiche sommando Forza Italia e la lista Noi con l’Italia. Abbiamo avuto il 15% come Forza Italia, 1%-2% quindi 17%…

Noi prenderemo di più alle regionali e sono ottimista non perché abbia sondaggi ma perché respiro l’aria e vedo un entusiasmo a cui dà un grande contributo lo scudo crociato perché molti dicono ci è mancato ma in realtà non è mai mancato perché c’è sempre stato in campo ma i ruotismi della politica hanno diviso il piccolo mondo democristiano e questo fatto che torna ad aggregarsi a presentarsi assieme torna a manifestarsi come una risposta convincente probabilmente è una cosa che fa piacere non solo a chi ha conosciuto la Democrazia Cristiana e quindi ha qualche annetto ma anche ai giovani che non l’hanno conosciuto ma ricordano i racconti dei nonni dei genitori e sanno l’ascensore sociale era sempre in movimento con la democrazia cristiana. I figli stavano meglio dei genitori che erano stati meglio dei nonni.

Dopo la fine della DC i fatti dicono che l’ascensore sociale purtroppo ha cominciato solo a scendere e i figli non hanno le certezze dei genitori e non hanno la serenità dei nonni. E’ una generazione disorientata che forse può rivolgere attenzione non a noi ma alla dottrina sociale della chiesa, a una concezione mite della politica a un linguaggio rispettoso del prossimo che è già questo un programma politico. Se chiudiamo i tromboni die demagoghi e dei populisti e accendiamo le nostre coscienze e la nostra capacità di confronto già facciamo un passo avanti.

Dopo un aggiornamento ovviamente dal 10 di gennaio presentate le liste; io sarò in congedo alla camera dei deputati , col permesso della mia capogruppo Mariastella Gelmini. Abbiamo toccato molti paesi , quasi tutti quelli del mio collegio ma vorrei che potessimo almeno in quello che è stato il mio collegio di elezione; possibilmente in tutto l’Abruzzo toccare tutti quanti i comuni, sia pure per dieci minuti per una campagna elettorale che sia vissuta nella spiegazione delle nostre ragioni. Se ci verranno o meno i voti lo sapremo solo dopo.

Io dico solo una cosa; ne ragionavamo con Lorenzo Cesa questa mattina (ovviamente porto anche il suo saluto) noi affideremo all’elettorato politico abruzzese il nostro progetto politico; cioè se il risultato sarà quello su cui noi puntiamo sarà uno spunto anche per quello che dobbiamo fare dopo sul piano nazionale. E io sono fiducioso che così sarà”.

Conferenza stampa Dc-Udc Abruzzo 20 dicembre 2018: Angelica Bianco parla delle quote rosa e dell’agricoltura

Angelica Bianco: “Una quota rosa unica e poderosa fra i segretari regionali del centrodestra.

Ritengo che siano assolutamente utili ed indispensabili perché a braccetto con i candidati e i coordinatori territoriali si può chiaramente  fare un ottimo lavoro. La donna deve essere sempre legata al livello di immagine a fianco di un uomo.

Stiamo lavorando sui programmi ormai da tantissimo tempo perché le nostre risposte sul terirtorio devono essere dati dai punti cardine.

Uno di essi è la sanità che occupa una grande fetta del bilancio della nostra regione.

Come poterla modificare in meglio lo vedremo più avanti in una conferenza stampa; ci vorrà del tempo essendo un argomento talmente specifico da non poter essere esaurito con una sola battuta.   

Per citare una frase di Alcide De Gasperi, vorrei ricordare che se si è uniti si è forti; se si è forti, si può vincere. Per cui io punterei sulla nostra unione e sulla potenzialità di una vittoria.

Ultimamente si sta vivendo una crisi davvero grande.

Un altro punto molto importante del nostro programma è poi l’agricoltura.

Vogliamo far sì che ci sia un ritorno nella fase lavorativa e quindi anche un aumento del Pil (prodotto interno lordo) nella nostra regione”.

Autore dell'articolo: Marco Vittoria