Covid-19, studio Pfizer: la variante sudafricana potrebbe colpire le persone già vaccinate con alte probabilità

Covid-19, studio Pfizer: la variante sudafricana potrebbe colpire le persone già vaccinate con alte probabilità

         
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Durante il fine settimana, un nuovo studio che ha coinvolto il vaccino Pfizer/BioNTech contro il Covid-19 ha scatenato un’ondata di titoli allarmanti e a volte fuorvianti. Lo studio, basato su dati del mondo reale provenienti da Israele, ha scoperto che il vaccino non era efficace contro B.1351. Con questo codice indichiamo la variante trovata per la prima volta in Sud Africa. Tuttavia, come sottolineano gli stessi autori dello studio, alti tassi di vaccinazione e altre precauzioni possono ancora contenere facilmente la diffusione di varianti preoccupanti come B.1351.

Gli studiosi hanno pubblicato la ricerca venerdì scorso sul sito web di pre-stampa medRxiv. A capo troviamo i ricercatori dell’Università di Tel Aviv in Israele. Gli autori hanno condotto quello che è noto come studio case-control, ovvero quando due o più gruppi di persone in un contesto reale vengono studiati e confrontati tra loro. In questo caso, hanno esaminato le persone a cui era stato somministrato il vaccino Pfizer e le hanno confrontate con persone non vaccinate. Si sono concentrati sulla probabilità che le persone vaccinate sviluppassero il Covid-19 da B.1351, noto anche come variante del Sud Africa, o B.1.1.7, un’altra variante del virus trovata per la prima volta nel Regno Unito l’anno scorso. Entrambe le varianti sono preoccupanti perché sono più trasmissibili rispetto ai precedenti ceppi del virus. Invece B.1351 in particolare potrebbe risultare migliore nell’eludere l’immunità fornita dai nostri attuali vaccini.

Covid-19: il nuovo studio di Pfizer

Come previsto, le possibilità di infezione nelle persone completamente vaccinate erano drasticamente basse, ma non pari a zero, rispetto alle persone non vaccinate. Nelle persone parzialmente e completamente vaccinate, queste infezioni rivoluzionarie sono state più spesso causate da B.1.1.7, la variante del Regno Unito. Ciò suggerisce che rappresenta la variante principale diffusa nel Paese. Nel complesso, l’incidenza della variante del Sud Africa è stata rara, rappresentando solo l’1% dei casi positivi trovati nello studio, su quasi 400 persone che hanno contratto il Covid-19. 

Abbiamo riscontrato un tasso sproporzionatamente più alto della variante sudafricana tra le persone vaccinate con una seconda dose, rispetto al gruppo non vaccinato. Ciò significa che la variante sudafricana è in grado, in una certa misura, di rompere la protezione del vaccino“. Questo è quanto detto domenica a Reuters dall’autore dello studio Adi Stern.

I risultati sono in linea con i dati di laboratorio raccolti finora. Dunque i vaccini forniscono all’incirca la stessa protezione contro B.1.1.7 rispetto ai ceppi precedenti e una protezione leggermente inferiore contro B.1351. Ma soprattutto, questa protezione è ancora molto buona. Nel nuovo studio, il team non ha trovato casi di B.1351 in persone due o più settimane dopo la seconda dose di vaccino. I casi, i decessi e i ricoveri relativi al Covid-19 si sono ridotti drasticamente poiché sempre più residenti sono stati vaccinati (in Inghilterra hanno già vaccinato il 53% della popolazione).

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Fonte immagine copertina: Pixabay

Autore dell'articolo: Francesco Menna

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Mi chiamo Francesco, classe 96. Laureato in Ingegneria Meccanica e studente alla magistrale di Ingegneria Meccanica per l'Energia e l'Ambiente alla Federico II di Napoli. Passione sfrenata per tutto ciò che ha un motore e va veloce. Per info e collaborazioni inviare una mail a framenna96@gmail.com