I cibi italiani

I cibi italiani con i nomi più strani

         
Iscriviti al Feed di Webmagazine24.it intopic.it feedelissimo.com Segnala a Zazoom - Blog Directory
 

I cibi italiani sono tra più buoni e gustosi al mondo. La cucina italiana è un punto di riferimento per molti chef internazionali ed è considerata come la più creativa e completa in ambito professionale.  La scelta e la qualità dei prodotti made in italy rappresentano il segreto del food italiano. I cibi italiani hanno anche tante declinazioni, sfaccettature e curiosità di origine lontana. Alcune tra pietanze, cibi e ricette hanno nomi molto simpatici e strani. La lista di cibi dal nome “curioso” è ampia e molto lunga. Si va dal pane cafone sino agli strozzapreti, passando per le tette di monaca e le minne di Sant’Agata  Un insieme di divertimento, curiosità e ilarità a tavola.

I primi piatti

I primi piatti rappresentan0 la “forza” della gastronomia italiana. La loro bonta’ viene ricavata dalla qualità eccelsa del granoturco. Tra  i primi nomi spicca tantissimo la pasta alla puttanesca. Il nome sembra derivare dal fatto che nel periodo delle case chiuse il direttore  di una casa di tolleranza di Napoli, abbia ideato un piatto mediterraneo ma dal tocco sensuale. Altro discorsi meritano gli strozzapreti. Tale nome pare derivi dal gesto che le massaie compiono per attorcigliare la pasta. Il riferimento religioso si riferisce al fatto che quest’ultimi venivano realizzati per gli ecclesiastici.

Dolci dai nomi strani

Anche i dolci rientrano in questa speciale classifica dei nomi strani. Il primo sono le “minne di Sant’ Agata”. Dolce della tradizione siciliana che prende il suo nome dal personaggio di Agata, donzella a cui furono amputati  i seni per essere negata ad un nobile romano. La tradizione continua con le tette di monaca. Dessert tipico di Altamura , prende il nome della tipica forma che ricorda il seno di una donna. Leggenda vuole che il dolce sia nato da un errore di una suora nella lavorazione del pan di Spagna.

 

 

 

Autore dell'articolo: Sergio Cimmino