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I Medici contro l’autonomia regionale

         
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Il Sindacato dei medici italiani ha realizzato un video per denunciare la manovra della regionalizzazione in Sanità. La frase che fa da incipit al video è la seguente: “L’autonomia differenziata smantella il servizio sanitario nazionale creando 21 servizi sanitari diversi tra di loro”. Nel video scorrono le immagini di cittadini di svariate fasce d’età appartenenti al Servizio sanitario nazionale. In sottofondo si può udire una voce che recita: “La Repubblica è indivisibile, i diritti fondamentali come istruzione, scuola e salute devono essere uguali per tutti ed esigibili in modo uniforme da tutto il territorio nazionale. La solidarietà è un principio fondante della questione sociale in un Paese civile. Nessuno può essere lasciato indietro. Per questo il sindacato dei medici italiani dice no alla regionalizzazione della Sanità”.

I Medici dicono no alla regionalizzazione della Sanità

Il dossier delle autonomie regionali al momento è confinato ai soli tavoli di discussione tra i presidenti di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna e il ministero agli Affari regionali in mano alla leghista Erika Stefani. Le regioni, con l’articolo 116 della Costituzione hanno già alcune competenze statali in materia di salute. Con l’autonomia differenziata cadrebbero altri vincoli come la gestione spesa. Dal canto suo la Cgil, insieme a Cisl e Uil, ha chiesto un confronto con governo e regioni. La stessa, ha indicato come priorità la definizione di uguali livelli di assistenza per tutte le regioni. Questo per evitare di acuire diseguaglianze e ingiustizie tra i cittadini. Il sindacato in una nota ha specificato al riguardo dell’accordo tra governo e Veneto: “La Regione avrà mano libera in materia di accesso alle scuole di specializzazione e potrà stipulare specifici accordi con le università del territorio regionale. Il Veneto, inoltre, potrà redigere contratti a tempo determinato di specializzazione lavoro per medici, alternativi al percorso delle scuole di specializzazione”. Non resta che attendere gli sviluppi successivi della vicenda.

Autore dell'articolo: Annamaria Sabiu