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Sanità italiana al collasso: medici sospesi, carenza di personale nei pronto soccorso e medici in affitto

Partiamo da alcuni dati, che già denotano l’importanza minoritaria che si sta dando alla sanità italiana. E a tal proposito cominciamo con l’esaminare il tanto sbandierato PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), vale a dire il documento predisposto per accedere ai fondi di sovvenzioni e prestiti del Next Generation EU (NGEU), che comprende una serie di obiettivi da conseguire entro il 2026 attraverso riforme e investimenti per portare alla ripresa post-pandemia.

Il piano è stato approvato dalla Commissione europea il 22 giugno 2021 e dal Consiglio Economia e Finanza (Ecofin) il 13 luglio 2021. Si articola in 16 componenti raggruppate in 6 missioni:

  • Missione 1: Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo;
  • Missione 2: Rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • Missione 3: Infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  • Missione 4: Istruzione e ricerca;
  • Missione 5: Coesione e inclusione;
  • Missione 6: Salute.

Per ogni area (missione) sono stati previsti degli stanziamenti, come indicati dal seguente schema:

PNRR-pic-300x134 Sanità italiana al collasso: medici sospesi, carenza di personale nei pronto soccorso e medici in affitto

 

Come notiamo, alla salute sono stati stanziati solo 15,63 miliardi, posizionandosi all’ultimo posto. Ma non è tutto.

Spostandoci nella realtà quotidiana della nostra sanità, lo scenario che si sta delineando è piuttosto inquietante, se consideriamo che in quasi ogni regione assistiamo a carenza di personale, accentuato anche dalla sospensione dei medici non vaccinati, sostituiti da medici in affitto.

Il fenomeno dei medici in affitto

La situazione che si sta delineando in particolare nei pronto soccorso di alcune regioni italiane è stata portata alla ribalta dalla trasmissione ‘Fuori dal coro’ di Mario Giordano, nel silenzio dei media nazionali e locali. Stiamo parlando dei medici in affitto.

Un’ottima sintesi di questo fenomeno la troviamo sul sito Sardegna e Libertà. Ciò che si sta verificando, per andare a coprire i posti scoperti nelle Asl e nei pronto soccorso, è la stipula di  contratti con società (perlopiù cooperative) che ‘prestano’ i loro medici. La selezione di queste figure non richiede particolari competenze, abbassando ovviamente il livello qualitativo delle strutture sanitarie a scapito dei malcapitati pazienti.

Nonostante ciò questi medici (o pseudo tali) percepiscono un compenso pari al triplo di quanto spetti regolarmente ai dipendenti Asl: 600 euro a turno contro i 200 euro che arrivano nelle tasche di questi ultimi.

Questo significa che siamo di fronte all’ennesimo spreco di soldi e all’ennesima mancanza di meritocrazia, in un ambito come quello sanitario che più di ogni altro richiederebbe le dovute specializzazioni e competenze.

Sanità italiana: medici specializzati sospesi

Uno dei motivi che ha portato al ricorso dei medici in affitto è la sospensione dei medici non vaccinati. Ricordiamo infatti che rimarranno l’unica categoria di lavoratori ad essere sospesi fino al 31 dicembre 2022.

Lo scenario che dunque offre la sanità italiana vuole medici qualificati, in possesso delle dovute specializzazioni, sospesi per non aver adempiuto ad un obbligo vaccinale per scelta personale, ma sostituiti da medici in affitto non specializzati. E come se non bastasse sono stati inseriti nelle strutture ospedaliere anche medici ucraini a cui non è stato richiesto adempiere allo stesso obbligo di sottoporsi al vaccino anti-Covid. Questi ultimi potranno quindi esercitare indipendentemente dallo stato vaccinale.

 

 

 

 

 

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