IgNobel 2017: le ricerche scientifiche più bizzarre al mondo

Qualche giorno fa si è conclusa la cerimonia di premiazioni degli IgNobel 2017 nel Sanders Theatre dell’Università di Harvard in Massachusetts. La cerimonia, arrivata quest’anno alla sua ventisettesima edizione, ha lo scopo di avvicinare la gente comune alla scienza e premia le ricerche scientifiche strane, divertenti e assurde. Quest’anno sono state introdotte anche nuove categorie, per “ricerche serie”, pubblicate su riviste scientifiche prestigiose, purché oggettivamente strampalate. Ma attenzione a prenderle sotto gamba, perché sempre di scienza si tratta. Come ci ricorda d’altronde il motto dell’evento: “scoperte che fanno prima ridere, e poi pensare”. Un riconoscimento semiserio, il cui nome è un evidente gioco di parole tra “Nobel” e “ignobile”, assegnato ogni anno dalla rivista Annals of Improbable Research agli autori di ricerche al limite dell’assurdo ma sempre scientificamente ineccepibili.

Ecco alcune delle ricerche premiate alla cerimonia degli IgNobel 2017

Cognizione: i gemelli che non si riconoscono

A vincerlo è stato un team di ricercatori italiani. La motivazione del premio è questa: “Aver dimostrato che molti gemelli identici non sono in grado di distinguersi visivamente gli uni dagli altri”. Un tema che fa sorridere ma anche riflettere, non appena si scopre qualcosa di più sulla ricerca. “Il riconoscimento del proprio volto è un processo complesso, di cui i bambini diventano capaci solo intorno ai due anni di età”, raccontano a Wired Matteo Martini, della University of East London, e Ilaria Bufalari, della Fondazione Santa Lucia di Roma.“Per riuscirci il cervello si basa su un’immagine mentale del nostro volto che si forma quando ci guardiamo allo specchio e vediamo che l’immagine riflessa si muove come noi, e che le informazioni sensoriali che arrivano dal corpo sono congruenti con il fatto che si tratti del nostro viso”.
Normalmente si tratta di un’immagine così radicata che bastano pochi istanti per riconoscere una foto del proprio volto da quella del volto di un’altra persona. Ma come hanno dimostrato i vincitori dei premi IgNobel, per due gemelli monozigoti le cose si fanno più complesse: difficilmente riescono a distinguere la propria foto da quella del gemello nel tempo di una breve occhiata. “Evidentemente in questi casi la rappresentazione del proprio volto coincide con quella del viso del gemello – continuano i due ricercatori – e per riconoscersi probabilmente diventano più importanti altre informazioni sensoriali provenienti dal corpo”.  In ogni caso, spiegano Martini e Bufalari, quello dei gemelli è un caso anomalo e interessante, che ci potrà aiutare a comprendere più a fondo i processi con cui il nostro cervello identifica il sé corporeo, cioè l’immagine mentale che abbiamo del nostro corpo.

Fisica: la reologia del felide

Il gatto è un fluido o un solido? È la domanda a cui tenta di rispondere il premio IgNobel per la fisica di quest’anno, Marc-Antoine Fardin dell’École Normale Supérieure de Lyonche, con uno studio pubblicato sul Rheology Bulletin dal titolo “On the rheology of cats”. La reologia è la scienza che studia “gli equilibri raggiunti nella materia che fluisce o si deforma per effetto di uno stato di sollecitazione”. Ma perché applicarla ai gatti? Normalmente, definiamo solido un materiale che tende a mantenere un volume e una forma definiti; liquido è invece un materiale che assume la forma del contenitore in cui viene posto mantenendo però il suo volume originario. Partendo da questa definizione, c’è chi ha fatto notare che i gatti non possono essere considerati materia solida.

Essi, infatti, se si trovano in una qualunque scatola o contenitore si espandono o dilatano fino a penderne la forma. Tornando alla domanda iniziale quindi: i gatti sono solidi o liquidi? La risposta della reologia è che tutto dipende dal tempo: la distinzione tra solido e liquido è spesso illusoria, perché aspettando qualche milione di anni anche una montagna tenderà ad appiattirsi. Dai calcoli del fisico francese, i gatti sono quindi solidi per tempi di osservazione che oscillano dal secondo al minuto. Superata questa soglia, il comportamento del gatto diviene liquido, e l’animale tende ad assumere la forma di qualunque contenitore in cui si sia infilato.

Pace: che cos’è il didgeridoo?

Il premio IgNobel per la pace va a uno studio sul didgeridoo, e in particolare il suo effetto benefico sui sintomi della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno. In pratica, suonare questo antico strumento a fiato degli aborigeni australiani aiuta a russare di meno, e respirare meglio durante il sonno. A dimostrarlo è stato un team di ricercatori svizzeri, canadesi, olandesi e statunitensi, i cui risultati sono stati pubblicati sul British Medical Journal. Si tratta, dunque, di un contributo importante, quantomeno per far tornare la pace tra le mura domestiche.

Economia: di coccodrilli e slot machine

La vista di un coccodrillo con le fauci a pochi centimetri dalla nostra faccia aumenta la nostra predisposizione a giocare d’azzardo. A scoprirlo sono stati il ricercatore australiano Matthew Rockloff e la collega americana Nancy Greer, grazie a un esperimento a cui hanno partecipato oltre 100 volontari reclutati nella Koorana Saltwater Crocodile Farm di Coowonga, in Australia. Dividendo i partecipanti in due gruppi, i ricercatori hanno scoperto che mettendo vicino a loro un coccodrillo aumentava la cifra che erano disposti a puntare giocando con delle slotmachine. I due scienziati assicurano che si tratta di risultati importanti per comprendere più a fondo il ruolo che gioca l’eccitazione nella psicologia dei grandi giocatori d’azzardo.

Anatomia: come invecchiano le orecchie

“Invecchiando le orecchie maschili non fanno che ingrandirsi”. Questo è quello che afferma il medico di medicina generale inglese James Heathcote. Egli ha raccolto i dati antropometrici sulla dimensione delle orecchie di 200 pazienti, li ha messi in relazione con la loro età, e ha costruito un bel grafico che dimostra una volta per tutte che le orecchie maschili diventano più grandi col trascorrere degli anni.

Biologia: il pene femminile

Sebbene raro, esiste anche il pene femminile. A scoprirlo è stato un team di ricercatori svizzeri, brasiliani e giapponesi. All’interno di un complesso di caverne brasiliano, hanno ricercato quattro insetti appartenenti al genere Neotrogla che abitano questi ambienti bui e aridi. Al microscopio dei ricercatori gli insetti hanno che le femmine della specie presentano lunghi apparati genitali esterni che vanno ad inserirsi in apposite fessure genitali dei maschi. Si tratta di una scoperta importante, assicurano gli autori dello studio, perché è il primo caso conosciuto in cui la selezione naturale ha spinto verso questa inversione dei ruoli sessuali tra i due sessi.

Fluidodinamica: evitare di rovesciare il caffè

Questa ricerca è il frutto dell’ingegno del fisico sudcoreano: Jiwon Han, della Korean Minjok Leadership Academy. Han ha scoperto qual è il modo migliore per evitare di rovesciare il caffè mentre si trasporta la tazza in giro per casa, o per il proprio posto di lavoro. Nel suo studio prende in considerazione tutti gli elementi che possono influenzare i movimenti del caffè all’interno di una tazza, costruendo un modello matematico che permette di simulare gli effetti di diverse camminate, impugnature, ecc… E dopo otto pagine fitte di grafici e complicati calcoli di fluidodinamica, arriva finalmente all’agognata soluzione.

I calcoli di Han mettono in luce due possibili tecniche: la cosiddetta presa ad artiglio, che consiste nel tenere la tazza dall’alto con tutte e cinque le dita, o ancora più efficace, camminare all’indietro. Gli esperimenti di Han dimostrano che camminando al contrario è possibile modificare la frequenza delle oscillazioni della mano che regge il caffè, minimizzando le probabilità che questo si rovesci sul pavimento.

Nutrizione: i vampiri

Analizzando il contenuto dello stomaco di alcuni pipistrelli della specie Diphylla ecaudata, i ricercatori hanno scoperto che questi pipistrelli vampiro brasiliani, normalmente specializzati nella caccia agli uccelli selvatici, ha cambiato gusti negli ultimi anni. Tra i campioni prelevati infatti è stato riscontrato anche sangue umano. Una novità che riflette i cambiamenti ecologici in atto nell’habitat di questi pipistrelli, che evidentemente non trovano più le proprie prede naturali, ossia gli uccelli, in quantità sufficiente.

Medicina: le puzze

In uno studio pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience un team di ricercatori inglesi e francesi ha deciso di misurare esattamente quanto disgusto provoca l’odore del formaggio in un gruppo di volontari. Per riuscirci hanno analizzato  l’attività cerebrale durante le annusate. È così che è stato possibile scoprire i correlati neurali del disgusto per la puzza del formaggio. Nelle persone che non ne apprezzano l’odore si attivano specifiche aree del globo pallido e della sub-stantia nigra. Una scoperta abbastanza significativa da meritare ilpremio IgNobel per la medicina 2017.

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