Invertito il danno cerebrale di una bambina affogata in piscina

Invertito il danno cerebrale di una bambina affogata in piscina

I ricercatori negli Stati Uniti hanno segnalato quella che potrebbe essere una prima inversione del danno cerebrale, dopo aver curato una bambina affogata e rianimata con una combinazione di terapie di ossigeno.

La bambina, il cui cuore non ha battuto autonomamente per 2 ore dopo l’annegamento, ha mostrato gravi lesioni di materia grigia e atrofia cerebrale con perdita di materia bianca e grigia a causa dell’incidente. Essa non poteva più parlare, camminare o rispondere alle voci. Tuttavia, ad un certo punto, la bambina ha iniziato a muovere di nuovo la testa.

Sorprendentemente, grazie ad un corso di trattamenti di ossigeno, inclusa la terapia iperbarica di ossigeno (HBOT), amministrata da una squadra dell’LSU Health New Orleans e dell’Università del North Dakota, i medici hanno potuto invertire in modo significativo sui danni cerebrali sperimentati dalla bambina.

«La ricrescita sorprendente del tessuto in questo caso è avvenuta perché siamo riusciti ad intervenire presto su una bambina in crescita, prima della degenerazione dei tessuti a lungo termine», afferma Paul Harch, specialista iperbarico della LSU Health New Orleans School of Medicine.

Cosa è accaduto alla bambina di 2 anni

L’annegamento è avvenuto nel febbraio dell’anno scorso, quando Eden Carlson, che aveva due anni, è scivolata attraverso una porta per bambini mentre sua madre faceva una doccia. cadendo nella piscina di famiglia.

È rimasta in acqua per 15 minuti prima di essere scoperta. Al ritrovamento, la bambina era ormai in arresto cardiaco e, mentre sua madre ha immediatamente iniziato le manovre di emergenza, sono accorsi i medici. Hanno tentato di rianimare la piccola per 2 ore, ed alla fine, finalmente, la bambina è riuscita a svegliarsi.

Dopo aver ricevuto una cura critica in ospedale per 48 giorni, la piccola è stata dimessa, ma a causa della gravità delle lesioni cerebrali e dei suoi effetti collaterali fisici, Harch ha proposto un trattamento con terapie di ossigeno per tentare di “svegliare” il cervello danneggiato di Eden.

La terapia iperbarica

La terapia iperbarica di ossigeno funziona somministrando ossigeno ad un paziente ad una pressione ambientale superiore alla pressione atmosferica, attraverso l’uso di una camera a tenuta stagna.

In questo modo, la quantità di ossigeno nell’alimentazione del sangue di un paziente aumenta a tal punto che può ripristinare i livelli normali di gas sanguigni e riparare i tessuti danneggiati.

In questo caso, Eden non si trovava abbastanza vicino ad una camera iperbarica di terapia, quindi la squadra ha iniziato un corso di trattamenti di ossigeno normobarico, erogato a livello del mare a 55 giorni dall’annegamento.

I trattamenti, somministrati per 45 minuti, due volte al giorno attraverso una cannula nasale, hanno visto Eden riprendere la vigilanza, dando un maggior movimento delle braccia e delle mani.

Ha anche riconquistato una parte della sua capacità di mangiare per via orale, e potrebbe parlare e ridere per brevi attimi.

Circa tre settimane dopo, i ricercatori hanno trasferito Eden e la famiglia a New Orleans, dove ha iniziato una serie di nuovi trattamenti in una camera iperbarica.

I risultati

Dopo appena 10 sessioni, la madre di Eden ha osservato che la bambina è tornata “quasi normale, ad eccezione della funzione motoria grossolana”, e quindi la bambina ha iniziato la terapia fisica oltre al trattamento iperbarico.

Una volta completate le sessioni iperbariche, la camminata di Eden era migliorata e le sue abilità nel parlare sono state valutate maggiori, rispetto alla rianimazione. Ha dimostrato miglioramenti su tutti i test di anormalità neurologica, e ha mostrato una quasi normalità delle funzioni motorie e della cognizione.

Alla conclusione del trattamento, circa 162 giorni dopo aver annegato, le scansioni MRI hanno rivelato che Eden ha ancora una leggera lesione residua al suo cervello, ma aveva sperimentato un’inversione quasi completa di atrofia della corticale e della materia bianca.

La squadra che studia il suo recupero dice che in base alle loro conoscenza, questo tipo di inversione è da approfondire.

«Anche se è impossibile concludere da questo singolo caso se l’applicazione sequenziale dell’ossigeno normobarico HBOT sarebbe più efficace dell’ HBOT da solo oppure in assenza di terapia con HBOT», dice Harch.

Fonte

 
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Autore dell'articolo: Cesare Di Simone

Passione sfrenata per tutto ciò che è tecnologico utente di lungo corso Android e sostenitore di tutto ciò che è open-source e collateralmente amante del mondo Linux. La maggior parte delle conoscenze che ho in ambito tecnologico le ho apprese da autodidatta, riparo Pc e nel tempo libero mi dedico a scrivere articoli su Technoblitz.it di cui sono co-fondatore oltre a scrivere anche su Blastingnews.