la caccia alle balene

Caccia alle balene del Giappone, un danno ambientale

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La caccia alle balene e il danno ambientale

La caccia alle balene provoca gravi danni ambientali ad alcune popolazioni.

Grande lavoro per i Governi e le diplomazie di molti paesi per tentare di evitare i gravi danni ambientali che deriveranno dalla caccia alle balene.

Il Governo Giapponese ha deciso infatti unilateralmente di riprendere la caccia dopo aver disdetto  l’accordo commerciale che aveva sottoscritto fin dal 1988.

Il Giappone esce, quindi,  dall’International Whaling Commission (ICW), organismo internazionale costituito nel 1946 per evitare la grave iattura dell’estinzione delle balene nel mondo e che vede l’adesione di 89 paesi del mondo.

Grave decisione quella assunta dal Governo giapponese, poiché i moderni mezzi a disposizione dei pescatori di questo cetaceo, fanno temere una strage degli stessi.

Sono lontani i tempi delle barche con marinai che arpionavano a mano, o con appositi cannoni,  questi cetacei, spesso a soccombere erano gli stessi pescatori.

Gli effetti trasversali non sono solo da inquadrare nella preservazione della specie e dell’ambiente, bensì anche su ciò che avverrà sulle popolazioni che ancor oggi traggono la loro vita, in ogni senso, dalla caccia (molto moderata e, soprattutto controllata) alla balena.

La caccia alle balene e le popolazioni Inuik

In particolare, mi riferisco alle popolazioni Inuik  (eschimesi) del territorio Nunavik dell’estrema parte del Canada che, ancor oggi, praticano la caccia alle balene con sistemi tradizionali.

Esse sfruttano la lavorazione di questo cetaceo sia per la loro alimentazione e sopravvivenza, che per la produzione di utensili, monili, portafortuna di ogni genere.

Questi prodotti artigianali, fabbricati ancora con vetuste attrezzature e metodi tramandati per tradizione orale, sono proposti e venduti ai turisti che si recano nelle regioni da loro abitate.

Quale sia il futuro delle balene è impossibile prevederlo.

E mentre i potenti del mondo continueranno a discutere delle loro sorti si rischia l’estinzione della specie.

Brutto destino!

Grave fenomeno riprendere la caccia selvaggia e non controllata!

Quanti anni vive una balena?

A questa domanda  i biologi non ancora riescono a dare una risposta.

Un’indicazione  ci viene data  da una uccisa in Alaska, al cui interno  sono stati trovati, frammenti di un arpione del XIX secolo.

Potrebbe essere un indizio sulla loro longevità che purtroppo, oggi corre un grave rischio.

Il rischio non è solo per loro, ma anche per la sopravvivenza delle popolazioni eschimesi.

Con questo termine vengono indicati gli appartenenti ad una popolazione indigena che risiede principalmente sulle coste artiche dell’America settentrionale, in Groenlandia ed in Asia presso l’estremità della penisola dei Ciukci.

Il loro nome deriva dall’algonchino, una lingua indiana, e significa “fabbricatori di racchette di neve” o, secondo alcuni, “mangiatori di carne cruda”.

Loro però amano definirsi Inuit che nel loro idioma significa  “uomini veri”.

Gli Inuit vivono da tempo immemorabile nelle condizioni ambientali estreme  del clima artico, estranee a qualsiasi altra popolazione.

Sono quasi completamente carnivori: un’attività che caratterizza la loro cultura è infatti la caccia alla balena che è la loro principale fonte di nutrizione.

I prodotti derivanti dalla lavorazione della carne di balena, la sua carne, il suo grasso, le sue pelli e tutto ciò questa specie può  dare loro.

Conservano ancor oggi antichi riti, usi e costumi: il più anziano della famiglia trasmette ai più giovani ed all’intera famiglia il metodo di osservazione delle stelle, le antiche leggende, le tradizioni e, prima fra tutto, come cacciare una balena ritenuta la fonte principale della loro sopravvivenza.

Perciò, oggi, si lancia  un grido d’allarme ed anche una denuncia: preserviamo le balene se vogliamo che anche l’uomo Inuit (eschimese) sopravviva ancora e non muoia di fama per colpa di questo mondo in cui troppi pensano solo agli aspetti economici e come aumentare la loro ricchezza, senza alcun riguardo per l’uomo e per il suo habitat naturale.

 
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Autore dell'articolo: Marco Vittoria