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Giappone no al nucleare? Protesta degli ambientalisti

         
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Giappone no al nucleare?

E’ in corso in Giappone un ampio dibattito sull’utilizzo a scopo pacifico dell’energia nucleare.

Come noto, il Giappone è l’unica nazione che le forze alleate colpirono con due bombe atomiche nell’ultimo conflitto mondiale, una sulla città di Hiroshima ed un’altra su Nagasaki, con effetti apocalitticii.

Ciò nonostante, il Giappone ed i suoi scienziati, fin dall’immediato dopoguerra, avviarono tutta una serie di studi sull’utilizzo pacifico del fenomeno nucleare.

Essi arrivarono, fra i primi al mondo, a costruire nuove centrali  nucleari per la produzione di energia elettrica.

L’albero energetico del paese del sol levante vede oggi l’energia nucleare far le prime fonti di produzione  nazionale, fra i più alti del mondo.

I reattori nucleari si sono moltiplicati ogni anno, arrivando a raggiungere le 56 centrali nucleari presenti nel Giappone.

L’industria del “nucleare pacifico” era un affare che si moltiplicava ogni anno, registrando anche esportazioni di mezzi, tecnici e tecnologie anche all’estero.

Giappone no al nucleare?

Tuttavia, nel corso degli anni si sono verificati alcuni incidenti di grande rilievo nelle centrali nucleari.

Essi hanno coinvolto non solo l’ambiente circostante , ma anche i mari, con ampie ripercussioni sull’ecosistema.

Ne citiamo uno solo, a mò di esempio: l’11 marzo 2011: uno tsunami, dopo il terremoto di Tohoku, investe la centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi, con danni al reattore nucleare.

L’incidente, a detta degli scienziati, era prevedibile.

Prima di allora in Giappone funzionavano 54 centrali nucleari; col tempo iniziò la loro dismissione per attuare una politica di sano ed attento controllo sulle reali condizioni di sicurezza degli impianti nucleari.

Dopo 42 anni di produzione di energia elettrica con fonte nucleare, il Giappone riversò tutte le sue risorse e la sua potenza industriale nel settore  della produzione energetica  con fonti alternative.

L’azione di protesta degli ambientalisti contro le centrali nucleari

Da allora è stata intensificata l’azione di protesta degli ambientalisti per la riduzione delle centrali nucleari, addirittura per il loro completo abbandono a favore delle energie alternative, che si andavano diffondendo in tutto il mondo.

Furono attuate tante iniziative scientifiche ed economiche, sfruttando ogni sinergia, per arrivare alla produzione e promozione di energie rinnovabili a bassa incidenza ambientale, attraverso la creazione di nuovi studi e modelli sociali, oltre che di nuove leggi e regolamentazioni.

La Commissione per la Sicurezza Nucleare

Fu istituita una Commissione per la Sicurezza Nucleare, formata dai più grandi scienziati e studiosi a livello nazionale ed internazionale, per mitigare gli effetti dell’esercizio delle centrali nucleari.

Il 2015, però,  fece registrare la vittoria politica dei liberal-democratici, favorevoli all’esercizio nucleare, che favorirono la riattivazione  dei reattori nucleari della centrale di Sendai.

Ciò nonostante le industrie giapponesi avviarono un razionale sviluppo della produzione di energie alternative.

Oggi le energie rinnovabili del Giappone  coprono il 14,5% di tutta la produzione di elettricità del paese.

L’8% proviene dalle centrali idroelettriche, il 6% dal sole e il resto dal vento e dalla biomassa.

A ciò si unisce la politica di risparmio energetico attraverso un utilizzo razionale e pianificato dell’energia elettrica in ogni settore della nazione (abitazioni, industrie, uffici, scuole ecc.), arrivando a risparmiare fino al 70% dei precedenti consumi.

Le opinioni dei ministri: quale futuro?

Intanto  si registra l’inizio di una nuova battaglia contro il nucleare, ad opera del nuovo ministro giapponese per l’ambiente, Shinjiro Koizumi.

Nei suoi programmi ha incluso la demolizione dei  reattori nucleari del paese per prevenire incidenti nucleari, come quello di Fukushima.

Oggi sono in funzione “solo” nove reattori nucleari in Giappone, ma le loro condizioni di sicurezza  per l’ambiente, sono tutte da verificare, soprattutto se realizzate con tecnologie ormai superate.

Di tutt’altro avviso il Primo Ministro del Giappone, Shinzo Abe che sostiene le altre forme di produzione energetica causano l’aumento di emissione di anidride carbonica nell’atmosfera (con conseguente riscaldamento del pianeta Terra) e la dipendenza economica del Giappone da altre nazioni per la fornitura di petrolio, carbone ecc..

Le battaglie politiche sono aperte, né sono nuove, vedremo quali saranno gli effetti e i risultati futuri.

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Autore dell'articolo: Marco Vittoria