La Catalogna annuncia il referendum: sfida aperta alla Spagna

La Catalogna alle urne il 1 ° ottobre, cosi il presidente Carles Puigdemont  ha annunciato per quel giorno un referendum per l’indipendenza dalla Spagna.

Il quesito posto ai votanti sarà’:  “Vuoi la Catalogna è uno stato indipendente come una repubblica?”, con risposte “sì” o “no”, come nei più freddi dei referendum, in cui si decide la storia di una regione molto ricca.

 

Dure le dichiarazioni di vari esponenti del governo spagnolo, e un drammatizzazione che rispecchia la solitudine e l’isolamento di una minoranza di catalani, radicali ed in continua crescita, che punta a sfidare il nostro sistema legale”

Per adesso la Corte Costituzionale ha bloccato tutte le misure adottate dai nazionalisti catalani verso un referendum. Puigdemont ha sostenuto che i separatisti hanno provato “più volte” un referendum d’accordo con il governo centrale spagnolo, senza trovare nessun riscontro positivo finora . Tuttavia il leader nazionalista ha osservato che la possibilità di risposta in si o no e un obbiettivo che si e impegnato ad attuare nei confronti dei suoi elettori.

Il governo attuale ha i suoi sostenitori… la Catalogna resterà’ spagnola!

Il governo di Rajoy ha il sostegno del partito socialista, prima forza di opposizione, e ad inasprire i confronti sottolinea Puigdemont che sette anni fa la Corte costituzionale spagnola ha respinto la riforma dello Statuto della Catalogna approvato dal parlamento catalano e ratificata con un referendum. Da allora, i tentativi di dialogo tra il governo catalano e gli spagnoli hanno ottenuto una “lunga collezione di no”.

Da parte sua, Mendez de Vigo ieri ha ribadito l’offerta di andare al congresso da Puigdemont per spiegare i suoi piani, anche se il governo mette in chiaro che non permetterà l’indipendenza catalana. Nel bel mezzo di questo processo, preoccupa la situazione dei funzionari catalani,che sarebbero coinvolti nella eventuale spiegazione da fornire alla polizia responsabile della sicurezza per i lavoratori nel settore dell’istruzione, e dovrebbero permettere l’apertura dei locali pubblici per il referendum.

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