La Lega apre la crisi

La Lega apre la crisi di governo

 

La Lega apre la crisi di governo. Rischio esecutivo “balneare”

La Lega apre la crisi di governo. E’ stata presentata in Senato una mozione di sfiducia al premier Conte, dopo che quest’ultimo aveva annunciato di voler “parlamentarizzare” la crisi. Matteo Salvini ha chiesto che la parola torni quanto prima agli elettori. E ha annunciato che si presenterà come candidato premier.

Mattarella sarà l’arbitro della crisi

Tuttavia il Presidente Mattarella assumerà il suo ruolo di arbitro quando la crisi sarà ufficializzata. Andare alle urne in autunno, come chiedono la Lega e Salvini, significa di fatto impattare sulla procedura che condurrà alla prossima legge di Bilancio. E c’è  il rischio di imbattere nello spettro dell’esercizio provvisorio, che scatterebbe nell’ipotesi in cui la nuova manovra non fosse approvata dal parlamento entro la fine dell’anno.

In caso di voto anticipato a Ottobre, tra insediamento delle nuove Camere, formazione del nuovo governo e successivo voto di fiducia, per rispettare i tempi la sessione di bilancio andrebbe ristretta a poche settimane. Mattarella potrebbe, dunque, puntare su un governo di transizione, anche di minoranza, solo per gestire le elezioni e magari mettere in preventivo le prime misure della legge di Bilancio.

La Lega apre la crisi di governo. Adesso tra le ipotesi c’è quella di un “governo balneare”

“Governo balneare”  indica un esecutivo nato con un mandato a breve termine, di transizione e di decantazione, al fine di dare tregua con una “pausa estiva” a tensioni politiche accentuate all’interno di una maggioranza parlamentare.
L’espressione nacque per descrivere il neonato primo governo Bonomi dell’estate 1921 e fu, successivamente, ripresa nel dibattito politico dalla crisi del governo De Gasperi VI (luglio 1951).

Il primo vero esecutivo “balneare” fu il I governo Leone

Il primo vero esecutivo “balneare” fu il I governo Leone del 1963. Dopo le elezioni politiche di maggio il presidente della Repubblica aveva affidato l’incarico di formare il governo ad Aldo Moro. L’accordo di coalizione con il Psi fu, però, bocciato dal comitato centrale del partito socialista e il leader Dc rimise il mandato. Leone riuscì, tuttavia, a formare un governo monocolore Dc di transizione, per consentire l’approvazione del bilancio dello Stato entro il termine del 31 ottobre. Giurò nel solstizio d’estate (21 giugno) e rimase in carica fino al 4 dicembre, quando i tempi furono maturi per un governo di centrosinistra organico. Lo guidò proprio Moro e ne fecero parte Dc, Psi, Psdi e Pri.

Tuttavia una situazione analoga si era già avuta nel luglio del 1960 con Tambroni che scelse di dimettersi in seguito alle proteste di piazza a Genova e il Presidente Gronchi decise di affidare l’incarico a Fanfani di formare un monocolore democristiano (Fanfani III) che nacque il 26 luglio 1960 e durò fino al 1962.

Il governo Rumor

Il secondo vero e proprio esecutivo definito “balneare” è quello di Mariano Rumor (II) nato nel 1969. Questo governo rimase in carica 234 giorni, ovvero 7 mesi e 22 giorni. Ma c’è anche un Rumor, nato in una notte di luglio del 1973 e spentosi il 2 marzo dell’anno successivo, all’alba di una legislatura che si chiuse con un nuovo esecutivo ponte, il quinto governo Dc Moro.

Lo stesso per il primo governo Cossiga, dall’agosto 1979 al marzo successivo. In mezzo anche il governo Colombo, dal 6 agosto 1970 al 15 gennaio 1972. Il permanere dello stato di tensione tra socialisti e democristiani rese improponibile la candidatura del segretario della Dc De Mita alla guida del governo. Per far decantare la situazione si pensò allora di fare ricorso a un governo di transizione e Giovanni Goria ne assunse la guida. Goria restò in carica dal 29 luglio 1987 al 13 aprile 1988, per un totale di 259 giorni, ovvero 8 mesi e 15 giorni.

Fonte Immagine: Finanza in Chiaro

 

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24