La Uilpa si rivolge a Bonafede per le carceri

La Uilpa si rivolge a Bonafede per le carceri

         
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ROMA – La Uilpa si rivolge a Bonafede per le carceri. Ebbene sì. Torna il problema.

“Dalla lunga riunione che ha visto confrontarsi nella giornata di ieri le Organizzazioni Sindacali rappresentative del Corpo di polizia penitenziaria e il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è emersa una sostanziale condivisione di intenti”.

Lo dichiara Gennarino De Fazio, Segretario Generale del sindacato di Polizia Penitenziaria. Che poi chiarisce:

“La ripresa del dialogo, dopo lo strappo consumatosi all’inizio del marzo scorso quando la quasi totalità delle Organizzazioni Sindacali non ha risposto a un’analoga convocazione del Ministro, in forma di protesta, a causa del mancato riscontro di alcune richieste di parte sindacale ancora precedenti, è un fatto positivo. Tuttavia deve essere chiaro che ogni interlocuzione, per quanto garbata, cordiale e aperta, è da noi concepita come l’essenziale strumento per raggiungere risultati condivisi, ma non può essa stessa costituire il risultato!”.

La Uilpa si rivolge a Bonafede per le carceri. Le richieste del sindacato

Ma non è tutto. C’è dell’altro. Proprio così. Ecco come prosegue il leader della Uilpa Polizia Penitenziaria:

“Abbiamo peraltro molto apprezzato l’approccio propositivo e le aperture del Guardasigilli, così come quello dei due Capi Dipartimento, Petralia e Tuccillo, cui forse va anche riconosciuto il merito di aver contribuito col loro operato alla distensione dei toni. Riconosciamo al Ministro anche qualche risultato raggiunto nelle ultime settimane, quali l’introduzione del nuovo reato per chi detiene o introduce telefoni cellulari in carcere e l’inasprimento delle sanzioni per le comunicazioni fraudolente dei detenuti al 41-bis. Tuttavia è necessario che si incentivino gli sforzi e si reperiscano le risorse economiche per potenziare gli organici della Polizia penitenziaria, ridisegnare l’architettura del Corpo e del Dap”.

Ancora. La Uilpa propone di correggere il modello custodiale, fermare le aggressioni agli operatori e riconsiderare la gestione sanitaria dei detenuti affetti da infermità mentale, ammodernare le infrastrutture Ma anche, garantire gli equipaggiamenti. Esattamente.

E, non ultimo, omogenizzare il trattamento complessivo degli appartenenti alla Polizia penitenziaria con quello riservato agli operatori delle altre Forze dell’Ordine. In particolare, della Polizia di Stato. Per il momento, questo è quanto. Vedremo gli sviluppi futuri.

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Autore dell'articolo: Elena De Lellis

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