le Valanghe

Le valanghe, pericoli della montagna

 

Le valanghe, si sa, sono fra i più grandi pericoli della montagna.

La montagna, stupenda nei suoi colori, nella sua natura e nel suo intero ambiente può riservare sorprese non sempre belle: le valanghe.

D’inverno è la meta preferita di tanti sciatori e sportivi che amano l’immensa coltre nevosa che la ricopre e ne traggono serenità nello spirito e salute nel corpo

Grande è la diffusione di stazioni e sciistiche e villaggi turistici montani  in Italia, ma, altrettanto grandi sono i pericoli che la montagna offre, primi fra tutti le valanghe.

Chi sarà il “guerriero venuto dal freddo” ritrovato nelle Alpi a quota 3200 con la sua faretra in pelle provvista di frecce dalla punta di selce travolto e seppellito da una valanga?

Le valanghe – la classificazione

Esistono diversi tipi di valanghe.

Classificarle non è semplice.

Soprattutto a causa delle notevoli variabili che entrano in gioco: tipo di distacco, tipo di neve, posizione del piano di scorrimento, densità della neve, stratigrafia etc.

Si ha una valanga di superficie quando la rottura avviene all’interno del manto nevoso.

Si parla invece di valanga di fondo quando questa avviene a livello del terreno.

Le valanghe inoltre possono essere radenti, cioè a contatto con la superficie, o nubiformi.

Queste ultime sono dette anche polverose e possono essere costituite da neve asciutta.

Esiste un servizio Regionale per le Valanghe che, periodicamente, ne segnala l’esistenza e/o la pericolosità nelle diverse zone.

Le valanghe – le cause

I disastri avvengono quando grandi lastroni di neve si staccano dalle pareti della montagna e rovinano verso valle trascinando con sé tutto ciò che incontra.

L’accumulo di neve fresca su altri strati più compatti, causano un piano di scorrimento naturale.

Si creano così rotture e l’enorme massa nevosa si accresce sempre più lungo i pendii della montagna e raggiunge velocità veramente incredibili.

Si può arrivare fino a circa 130 km/ora e chi ne è interessato difficilmente ne riesce a sfuggire.

La tragedia di Rigopiano a Farindola (PE) insegna.

Il vento, le bufere, le avverse condizioni atmosferiche,  la pendenza e l’orientamento delle zone,  la vegetazione e la condizione più o meno compatta del manto nevoso sono tutte concause che favoriscono la formazione di  una valanga.

A chi ama la montagna e gli sport invernali è consigliata la partecipazione a idonei corsi di addestramento.

E soprattutto è preferibile indossare i famosi apparecchi che emettono segnali acustici, atti a localizzare la posizione di chi li porta.

<h4>Le valanghe- i consigli per affrontarle</h4>

Esiste una prevenzione in materia? Ebbene sì

Le zone sciistiche sono dotate, spesso, di  idonee opere antivalanga che costituiscono una buona sicurezza per le relative piste di sci.

Il problema si crea per chi ama praticare il cosiddetto “fuori pista”, sconsigliato e spesso proibito.

Il CAI, le Regioni e numerose Associazioni ed operatori del settore turistico invernale organizzano corsi per “Osservatore neve e valanghe”.

Tanti consigli:

  • Tentare di ridurre al minimo la sollecitazione applicata sul manto nevoso con  una maggiore velocità (se si è in grado di controllarla) può consentire di “planare” sulla superficie della neve senza gravare con il peso sugli eventuali strati deboli.
  • Evitare frenate brusche, salti o cadute.
  • Leggere attentamente il bollettino del pericolo valanghe: c’è da osservare che esso fornisce solo un grado di rischio indicativo.

Esiste un’apposita scala europea del pericolo valanghe che le distingue in  cinque differenti categorie di pericolo.

A ognuna di esse viene associato il comportamento da osservare in considerazione del diverso livello di rischio.

 

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Autore dell'articolo: Marco Vittoria