LED ultravioletti per annientare il COVID-19

LED ultravioletti per annientare il COVID-19

         
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LED ultravioletti per annientare il COVID-19. I ricercatori stanno sviluppando LED ultravioletti che hanno la capacità di decontaminare le superfici – e probabilmente anche l’aria e l’acqua – che sono venute a contatto con COVID-19.

LED ultravioletti per annientare il COVID-19 su alcune superfici

Mentre il COVID-19 continua mettere in ginocchio il mondo intero, alcuni ricercatori cercano alcuni “rimedi” per combattere il nuovo virus. Infatti, alcune società stanno sviluppando LED a ultravioletti che avrebbero la capacità di decontaminare le superfici che sono state contagiate dal coronavirus. In merito alla nuova ricerca, è intervenuto Christian Zollner. Si tratta di un ricercatore di dottorato sui materiali, il cui lavoro è incentrato sull’avanzamento della tecnologia LED a luce ultravioletta per servizi igienico-sanitari e scopi di purificazione. Egli avrebbe affermato:

“Una delle principali applicazioni riguarda le situazioni mediche: la disinfezione dei dispositivi di protezione individuale, delle superfici, dei pavimenti, all’interno dei sistemi HVAC, eccetera”.

Non è la prima volta che si sente parlare di luce ultravioletta per cercare di sconfiggere il COVID-19. Come tecnologia, la disinfezione con luce ultravioletta esiste da un po’ di tempo. Tuttavia, l’efficacia di questo tipo di LED contro il coronavirus è ancora da dimostrare. La luce UV potrebbe dimostrarsi molto importante in questo ambito: la società SSLEEC Seoul Semiconductor all’inizio di aprile ha effettuato una “sterilizzazione del 99,9% del coronavirus (COVID-19) in 30 secondi” con i LED UV. È bene precisare che non tutte le lunghezze d’onda UV sono uguali. L’UV-A e l’UV-B – ossia i raggi “prodotti” dal sole – hanno usi importanti, ma il raro UV-C è la luce ultravioletta utilizzata per purificare l’aria e l’acqua e per inattivare i microbi. Questi possono essere generati solo attraverso processi creati dall’uomo.

LED Ultravioletti dannosi per l’uomo

“La luce UV-C nell’intervallo 260 – 285 nm più rilevante per le attuali tecnologie di disinfezione è anche dannosa per la pelle umana, quindi per ora viene utilizzata principalmente in applicazioni in cui non è presente nessuno al momento della disinfezione”.

Questo è quanto affermato da Zollner. In effetti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità mette in guardia contro l’uso di lampade per la disinfezione a raggi ultravioletti per disinfettare le mani o altre aree della pelle. Infatti anche una breve esposizione alla luce UV-C può causare ustioni e danni agli occhi. Prima che la pandemia COVID-19 si diffondesse in modo globale, gli scienziati dei materiali di SSLEEC stavano già lavorando per promuovere la tecnologia LED UV-C. Questa area dello spettro elettromagnetico è una frontiera relativamente nuova per l’illuminazione a stato solido.

La luce UV-C è più comunemente generata dalle lampade al vapore di mercurio e, secondo Zollner, “sono necessari molti progressi tecnologici affinché il LED UV raggiunga il suo potenziale in termini di efficienza, costi, affidabilità e durata”. La disinfezione dell’acqua ad azione rapida era tra le principali applicazioni che i ricercatori avevano in mente di effettuare sviluppando la loro tecnologia LED UV-C. Oltre a UV-C per scopi di risanamento dell’acqua, la luce UV-C potrebbe essere integrata in sistemi che si accendono quando non è presente nessuno. A riguardo,  Zollner avrebbe affermato che “ciò fornirebbe un modo conveniente, privo di sostanze chimiche e conveniente per disinfettare gli spazi pubblici, al dettaglio, personali e medici”.

Fonte foto: pixabay

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Autore dell'articolo: Emanuela Acri

Grafica pubblicitaria, ha svolto gli studi all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro e quella di Lecce, concludendo il percorso con il massimo dei voti. Appassionata di film horror e serie TV, collabora con alcuni siti online nella realizzazione di articoli di diversi argomenti,