Lidia Macchi: ‘In morte di un’amica’, la terribile poesia di Stefano Binda

Nell’ultima puntata del noto programma Mediaset Quarto Grado, Alessandra Viero e Gianluigi Nuzzi sono tornati ad occuparsi del caso di Lidia Macchi, la giovane uccisa nel 1987 del cui delitto rimangono ancora diverse ombre e interrogativi. Principale accusato dell’efferato omicidio è Stefano Binda, un amico della ragazza. L’uomo scrisse all’epoca una poesia in occasione del funerale di Lidia, intitolata: ‘In morte di un’amica’. L’elaborato è davvero tetro e inquietante ed è stato opportunamente analizzato dagli inquirenti, così come di esso se ne è parlato abbondantemente sia in programmi che su giornali dedicati alla cronaca nera.

Lidia Macchi: Stefano Binda e la poesia ‘In morte di un’amica’

“Eri così assetato d’amore, dell’amore vero, che hai rovinato tutto con il sesso’. E’ un elaborato scritto a mano con la penna blu su due pagine di un quaderno a quadretti. Questo è il nuovo asso nella manica di Gemma Gualdi, il sostituto procuratore che rappresenta l’accusa, contro Stefano Binda, l’uomo accusato dell’omicidio della giovane Lidia Macchi. La sventurata ragazza venne brutalmente uccisa il 6 Gennaio 1987 con 29 coltellate. La lettera poetica, sequestrata a casa del Binda il 25 Settembre 2015, ha un’importanza fondamentale per l’accusa, tanto che la pm l’ha letta integralmente in Aula durante il processo.

Ad ogni modo, come mai questa lettera sembra essere così importante ai fini delle indagini riguardanti la morte della Macchi? Quarto Grado ha deciso di analizzarla per chiarire le idee ai propri telespettatori. ‘In morte di un’amica’ è un componimento di 18 righe, terminante con la frase che abbiamo citato ad inizio paragrafo precedente.

Una frase importante, in quanto l’omicidio di Lidia Macchi ha avuto certamente un movente di tipo sessuale. La povera ragazza, dalla grande religiosità d’animo, venne uccisa al termine del suo primo rapporto intimo. Alla perdita della ‘purezza’ di Lidia, alluderebbe anche una frase all’interno del testo: “Il corpo offeso, velo di tempio strappato, giace’. La poesia fu inviata ai genitori di Lidia, il giorno del funerale di quest’ultima.

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