Lidia Macchi: Stefano Binda è davvero il colpevole?

Nell’ultima puntata del noto programma Mediaset Quarto Grado, Alessandra Viero e Gianluigi Nuzzi sono tornati ad occuparsi del caso di Lidia Macchi, la ragazza uccisa misteriosamente nel lontano 1987; il colpevole rimane ancora impunito. Tuttavia, c’è un accusato nel caso di omicidio di Lidia, ovvero Stefano Binda, all’epoca amico della ragazza. Il processo che vede l’uomo come imputato continua, ma forse c’è qualcuno che potrebbe scagionarlo tramite la sua testimonianza. Si tratta, più precisamente, del testimone 101. Quest’ultimo si è presentato presso il tribunale di Varese per depositare. L’avvocato di costui, Piergiorgio Vittorini, è un avvocato del foro di Brescia ed afferma che la poesia funebre ‘In morte di un’amica’, non sarebbe stata affatto scritta dal Binda. in questo articolo vi daremo tutte le informazioni.

Lidia Macchi: Stefano Binda potrebbe essere scagionato?

Svolta nel caso di Lidia Macchi: Stefano Binda potrebbe non essere il colpevole dell’omicidio della ragazza, avvenuto oramai 30 anni fa. L’avvocato Vittorini ha dichiarato che la poesia ‘In morte di un’amica’ sarebbe stata scritta da un uomo che vuole rimanere anonimo. Ma chi è il cliente dell’avvocato Vittorini, ovvero il fantomatico testimone 101? Non è dato saperlo, in quanto  vuole al momento rimanere anonimo. Di lui possiamo solamente dire, che si tratterebbe del vero autore della precitata poesia, ‘dedicata’ all’uccisione di Lidia Macchi. Nulla di sicuro ovviamente, eppure questo misterioso individuo giura di essere lui il reale compositore del pezzo.

Lidia Macchi: ‘In morte di un’amica’

In morte di un’amica altri non è che un componimento poetico, abbastanza tetro ed inquietante, in cui si parlerebbe del delitto di Lidia Macchi. La procura ritiene che Stefano Binda sia il vero autore dell’ ‘opera poetica’, ma quest’ultimo non ne ha mai riconosciuto la paternità. Il testimone 101 potrà scagionarlo? Riuscirà a farlo con l’aiuto del suo avvocato? Al legale Vittorini è stato chiesto se intendesse avvalersi del segreto professionale, oppure rispondere adeguatamente alle varie domande in tribunale; Piergiorgio Vittorini ha ribattuto: ‘Io intendo avvalermi del segreto professionale’. A questo punto l’avvocato aveva intenzione di qualcosa circa  la ‘lettera poetica’ pervenuta ai genitori di Lidia Macchi il giorno del suo funerale, ma non gli è stato consentito proseguire. La Corte pare conoscere la vera identità del testimone 101 e non si è accontentata delle dichiarazioni del legale, che a quel punto se ne è andato, così come ha fatto anche Stefano Binda.

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