L’Unione Europea vuole pezzi di ricambio per smartphone disponibili per almeno 5 anni
BRUXELLES – L’Unione Europea vuole che i pezzi di ricambio per smartphone (batterie, schermi, fotocamere, pulsanti e microfoni) siano disponibili per almeno 5 anni. Inoltre le batterie dovranno essere facilmente sostituibili o, quantomeno, durare di più di adesso. Per mettere tali disposizioni nero su bianco è attualmente allo studio, in commissione, una bozza, perché i telefoni «vengono spesso sostituiti prematuramente» senza essere «adoperati o riciclati a sufficienza». Il risparmio non sarebbe soltanto in termini economici ma anche di rifiuti elettronici. Un modo, insomma, per combattere l’obsolescenza programmata.
Questi, dunque, saranno gli smartphone del domani. Tante le novità interessanti in arrivo, con telefoni sempre più performanti. Non ci sono solo i dispositivi pieghevoli, ma anche apparecchi dal design minimalista. Saranno messi in commercio smartphone con una scocca senza soluzione di continuità. Nel futuro degli smartphone non ci sono solo i dispositivi pieghevoli, ma anche telefoni dal design minimalista, con una scocca senza soluzione di continuità che fa a meno di connettori, pulsanti e fori per gli altoparlanti.
L’Unione Europea vuole pezzi di ricambio per smartphone disponibili per almeno 5 anni
Secondo gli analisti di Credit-Suisse, per il mercato dello smartphone il 2018 è stato l’anno peggiore. Era dal 2013 che non si registravano valori così bassi nelle vendite, soprattutto per alcune case produttrici di dispositivi. Secondo gli analisti, questa discesa avrà ripercussioni su buona fetta del mercato anche durante il 2019.
Il mercato degli smartphone, già anni fa, aveva avuto qualche sentore da parte delle vendite per prodotti Samsung e Apple. Tra stime e conti, hanno subito un ribasso pesante a causa anche dell’Avvento della Tecnologia Cinese. La società di Cupertino ha tagliato il 10% dei piani di produzione dei nuovi I-phone. E nell’ultimo trimestre 2018 ha registrato un calo del 3% su base annua; in altre parole 367 milioni di unità secondo Credit Suisse. E adesso sarà importante che l’Ue intervenga.
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