Mamone (Unsic): “Replicare il Piano Fanfani del 1949”

Mamone (Unsic): “Replicare il Piano Fanfani del 1949”

         
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ROMA – Domenico Mamone (Unsic): “Replicare il Piano Fanfani del 1949”. Ebbene sì. Questa è la proposta del presidente del sindacato datoriale in un editoriale-appello che ripercorre la storia del piano da 300 miliardi di lire proposto dall’economista democristiano, con circa 16 miliardi americani del piano Marshall. Una grande idea. Che oggi è unanimemente giudicata come una delle esperienze più virtuose messe in campo nel nostro Paese a fronte di un’emergenza economica e sociale:

“Quello spirito d’iniziativa resta qualcosa di grandioso che andrebbe replicato appieno – scrive Mamone – A differenza di un conflitto bellico, per fortuna, i beni materiali sono risparmiati. Ma occorrono, comunque, interventi centralizzati che immettano grande liquidità nel sistema. Non solo per far fronte all’emergenza immanente, ma nell’ottica di una pianificazione lunga, strutturale, di sistema. La crisi deve costituire un’opportunità di rilancio in termini nuovi, facendo fronte anche a quei tanti problemi che l’Italia palesava prima di questa emergenza. Occorre recuperare unità, solidarietà, ottimismo, spirito d’impresa”.

Mamone (Unsic): “Replicare il Piano Fanfani del 1949”

Interessante posizione. E ancora:

“Bisogna ricostruire “comunità di cittadini” inserite in un’economia reale, di qualità, capace di recuperare il valore etico del lavoro. E’ necessario tener conto dell’impatto ambientale. Se non si corre ai ripari, parte delle prossime emergenze potrebbero venire anche da questo fronte. E se il ‘Piano Fanfani’ era incentrato prevalentemente sull’edilizia, oggi si potrebbe ricreare una task-force basata sulla diffusione delle nuove tecnologie. Ad esempio nella ‘burocrazia’ italiana, purtroppo sempre indietro rispetto ai Paesi più avanzati, ma anche proprio nel patrimonio edilizio (con finalità di efficientamento) o nella prevenzione dei danni conseguenti alle calamità”.

Tutto chiaro. Assolutamente. Dunque riproporre oggi una sorta di “Piano Fanfani” del 1949, che contribuì a portare fuori il Paese dalle macerie del dopoguerra grazie al contemporaneo coinvolgimento di Stato, aiuti internazionali e imprenditori. Ma anche progettisti (circa un terzo del totale degli iscritti agli Ordini) e lavoratori dipendenti (che contribuirono con minimi prelievi). E, infine, migliaia di disoccupati che trovarono un’occupazione.

“Il Piano Fanfani, oltre ad aver contribuito a ricostruire il tessuto abitativo e sociale di molte città, grazie anche all’edificazione di asili, scuole, chiese, servizi di assistenza, etc. ha rappresentato una sorta di “carità istituzionalizzata” che ha salvato dalla povertà centinaia di migliaia di famiglie – conclude la nota – Inoltre, oltre ad aver garantito un’occupazione a decine di migliaia di edili, ha coinvolto ben un terzo dei 17mila architetti e ingegneri italiani attivi in quegli anni”.

Autore dell'articolo: Elena De Lellis