Marco Cappato a processo per il caso Trentini

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MILANO – Marco Cappato andrà a processo per il caso Trentini. Lo fa sapere lo stesso esponente radicale tramite un tweet pubblicato sul suo account, e che recita:

“Sarò processato il 5 febbraio per un reato con pena minima 5 anni di carcere dopo essermi autodenunciato assieme a Mina Welby per aver aiutato Davide Trentini a morire senza soffrire. Non c’è trucco, non c’è inganno, non c’è bisogno di autorizzazione a procedere”.

Chiaro il riferimento, in quest’ultima frase, alla vicenda che riguarda la Gregoretti e Matteo Salvini. Non è detto che Cappato venga assolto. Infatti l’associazione Luca Coscioni, sempre su Twitter, aggiunge:
“Le condizioni di Davide Trentini non rientrano nei casi previsti dalla Corte costituzionale. Malato di sclerosi multipla dal 1993, non dipendeva da sostegni vitali. Per questo chiediamo ancora al Parlamento una legge”.

La vittoria di Marco Cappato

Trentini era affetto da sclerosi multipla ed è deceduto in Svizzera nel 2017. Ricordiamo che intanto l’eutanasia, o per lo meno il suicidio assistito, non si può più considerare illegale perché Cappato aveva recentemente rimediato un’assoluzione dall’accusa di istigazione al suicidio in riferimento al caso di Dj Fabo, con tanto di processo a carico dell’esponente radicale per averlo aiutato a morire in una clinica svizzera.

Marco Cappato a processo per il caso Trentini

Su Facebook, dopo l’assoluzione da parte della Corte d’Assise di Milano per l’accusa di aiuto al suicidio, Cappato aveva citato proprio Trentini:

“Grazie a chi mi ha sostenuto in questo percorso che ha portato al riconoscimento del diritto di Fabiano di non soffrire più. Ora andiamo avanti per la libertà delle persone che sono nelle condizioni di Davide Trentini”.

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Ora bisognerà vedere cosa succederà. È comunque importante tenere a mente che la Corte ha ritenuto “non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili”.

Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24