migranti morti in mare

Morti in mare e responsabilità dell’Europa

In seguito alla chiusura dei porti europei alle navi delle ONG si è verificata un’impennata di morti in mare.

Morti in mare, ONG e chiusura dei Porti

Medici Senza Frontiere si lancia, senza se e senza ma, in una feroce accusa contro l’Europa che ha deciso deliberatamente e a sangue freddo di lasciar morire in mare migliaia di persone, tra cui neonati e bambini.

Oltre 600 i morti in mare solo nelle ultime 4 settimane.

Esseri umani annegati o dispersi nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale mentre non c’erano più le navi delle Ong che potessero soccorrerli.

E questi 600 rappresentano la metà delle morti in mare nel 2018.

Una vera strage da quando l’Italia ha deciso di chiudere i porti e le  navi umanitarie hanno subito blocchi e ostacoli da parte degli Stati europei.

A chi si possono imputare queste morti in mare? Di chi è la responsabilità?

Dell’Italia e del neogoverno Conte? Di Malta? Della Francia?

Forse di tutti e di nessuno!

Ogni paese che ha firmato le Convenzioni di Amburgo ha il preciso dovere di soccorso in mare ma l’obbligo non si estende allo sbarco nei propri porti.

In Italia a Febbraio è terminata l’operazione Triton, sostituita da Themis e, pertanto, non vige più l’implicazione che al soccorso debba seguire lo sbarco se la nave ONG non porta bandiera italiana.

E il Ministro dei Trasporti può opporsi agli sbarchi se ritiene che essi comporterebbero una minaccia economica o sociale o politica per il paese.

Dunque, a livello giuridico, l’Italia ha fatto solo ciò che i Trattati e gli accordi le permettono di fare: non vi è stata alcuna violazione.

Morti in mare, trattati europei e gestione dell’immigrazione

La responsabilità di queste morti in mare è di un’Europa che continua a gestire l’immigrazione come un’emergenza non volendo prendere atto del nuovo assetto mondiale che si è venuto a creare negli ultimi 20 anni.

Convenzioni di Ginevra, Convenzioni di Amburgo, Trattato di Dublino…una serie di accordi siglati che vanno a sovrapporsi senza rendere possibile una gestione sensata e lucida del fenomeno migratorio.

La migrazioni non sono un’emergenza ma una realtà storica da affrontare con razionalità e buon senso.

Il primo e imprescindibile passo è modificare il Trattato di Dublino che obbliga i migranti a fare richiesta d’asilo nel primo paese in cui sbarcano.

Ciò ha 2 gravi conseguenze:

1) incastra i migranti a restare per tutto il periodo dell’identificazione e dell’analisi della domanda in un paese in cui, il più delle volte, non vogliono stare essendo prevalentemente diretti verso il Centro o il Nord Europa.

2) Costringe i paesi del Mediterraneo come Italia, Malta, Spagna a farsi carico di un numero abnorme di immigrati e rendendo, dunque, impossibile un reale processo d’integrazione dei profughi.

Fino a ché non ci siederà ad un tavolo per discutere e rivedere gli accordi si continuerà a non avere strumenti adeguati per affrontare un fenomeno complesso come l’immigrazione e continueranno a moltiplicarsi queste tragiche morti in mare.

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