Nelson Mandela, 30 anni dalla scarcerazione
L’arresto di Nelson Mandela
L’11 febbraio 2020 ricorrono i 30 anni dalla scarcerazione della figura più famosa del Sudafrica, Nelson Rolihlahla Mandela.
Subì la carcerazione da parte del governo sudafricano per 27 anni a causa della sua opposizione al regime segregazionista. Fu arrestato una prima volta il 5 dicembre 1956 con l’accusa di tradimento insieme ad altre 150 persone. Dopo l’arresto seguì un processo, che durò cinque anni, al termine del quale tutti gli oppositori del regime ottennero la liberazione.
Successivamente però Mandela prese parte alla lotta armata contro il regime, finendo nuovamente in carcere nel 1963. La condanna fu l’ergastolo per cospirazione, avendo collaborato, secondo l’accusa, con Paesi stranieri per l’invasione del Sudafrica. Il suo partito, l’ANC, African national congress, fu messo al bando. Mandela scontò la sua condanna nel carcere di massima sicurezza a Robben Island, a largo di Città del Capo.
Sempre fedele alla lotta armata, rinunciò alla scarcerazione offertagli dal presidente Botha nel 1985. Dopo 27 lunghissimi anni un altro presidente, Frederik de Klerk, ordinò il suo rilascio, legalizzando nel contempo il suo partito politico.
Nel 1993 Mandela e de Klerk vennero insigniti del Premio Nobel per la pace. Nel 1994 il popolo lo elesse presidente del Sudafrica durante le prime elezioni a suffragio universale, il primo presidente di colore. La scarcerazione di Mandela avvenne grazie ai colloqui tra lui ed il governo sudafricano, pressato sempre più dalla crescente fama del prigioniero. Infatti Mandela conquistò i cuori di tutto il mondo con la sua silenziosa sofferenza, divenendo un simbolo contro il razzismo.
La popolazione nera e non elesse Mandela a simbolo di resistenza per il movimento anti-apartheid, che stava nascendo in quel periodo. L’ANC di Mandela lottava per porre fine alle discriminazioni messe in atto dal Partito Nazionale contro la popolazione nera.
L’aparthaid
L’aparthaid ha segnato la storia del Sudafrica: il Partito Nazionale di estrema destra allora al potere, attuò questa politica contro i cittadini neri e poi anche asiatici. Queste persone erano schiavizzate e deportate nei cosiddetti bantustan, territori usati per isolare la popolazione di colore.
Finalmente negli anni 70 le Nazioni Unite hanno inserito l’apartheid nella lista dei crimini contro l’umanità. Una segregazione meno nota, ma altrettanto crudele, diventata famosa anche grazie ai protagonisti. I sopravvissuti alle vessazioni come Mandela hanno raccontato la storia, hanno lottato per la libertà loro e delle persone con cui condividono il colore della pelle.

“Apartheid era un vocabolo nuovo ma l’idea era vecchia. Significa letteralmente “separatezza”, e rappresentava la codifica in un unico sistema oppressivo di tutte le leggi e i regolamenti che per secoli hanno mantenuto gli africani in una posizione di inferiorità rispetto ai bianchi. Quello che era esistito più o meno de facto doveva implacabilmente affermarsi de jure.”
Nelson Mandela, Lungo cammino verso la libertà: “Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’aparthaid”. A trent’anni dalla scarcerazione di Mandela, c’è da chiedersi se il suo messaggio sia stato del tutto assimilato. I recenti e sempre più frequenti atti di antisemitismo e razzismo sembrano dimostrare il contrario.
È bene ricordare una figura carismatica che ha segnato la storia sudafricana ed è stato capace di portare un messaggio di speranza e forza contro le inumanità del razzismo. Mandela non si è lasciato piegare da 27 anni di prigionia ingiusta, anzi, ha utilizzato la condanna per lanciare un messaggio forte al mondo intero.
Qui potrete approfondire il tema dell’apartheid con un’intervista a Dan Chiorboli
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