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Intervista a Dan Chiorboli, The Liberation Project

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Intervista a Dan Chiorboli, ideatore del The Liberation Project che unisce Sud Africa, Italia e Cuba con un mix unico di suoni e parole.

 

Il progetto nasce dalla tua esperienza con il Sudafrica e quindi conseguentemente anche l’Apartheid cosa ci puoi dire a proposito di questo?

Dalla mia esperienza ho tratto una sola conclusione: non dovremmo mai avere una situazione di questo genere. Per me,  adesso,  il mondo non è un posto buono, se si guardano gli Usa, la Turchia e la Gran Bretagna siamo costretti a dire che il mondo odierno non è molto buono. Che dire poi della mia esperienza  nell’Apartheid? Era molto brutto per quanti ne erano colpiti: io ero molto fortunato perché in grado  di fare qualche cosa di importante con la musica e come attivista in Sud Africa.

Quindi hai vissuto questa esperienza sia come musicista che come attivista?

Ero un buon attivista. Mi hanno messo in galera quando avevo 19 e 23 anni, due volte. Ero sì un musicista, ma anche qualcuno che doveva parlare con la sua voce, e trasmettere messaggi di uguaglianza con la sua musica.

Ci vogliono più attivisti culturali nel mondo adesso, non possiamo lasciare tutto ai politici, perché se si guarda le loro iniziative politiche e  come sono adesso loro, possiamo trarre molte conclusioni negative.

La mia voce è solo una componente molto piccola a favore della pace, ma sono un esempio ad altri musicisti ed il più è fatto.

Si è  superato secondo te il problema l’apartheid nei paesi africani o è più che mai attuale?

No, esiste  ancora, io penso che i politici, specialmente Zuma, erano un grande problema, come Trump adesso. Lui ha apprezzato l’apartheid perché voleva dividere, mentre Mandela ad esempio voleva unire.

Il progetto the Liberation Project nasce da una tua idea. Viene quindi spontaneo chiederti come scegli di volta in volta i musicisti coinvolti in esso?

Per il cd o per il live?

Del cd parliamo dopo. Intendevo per quanto riguarda i live.

Per i live è molto facile. Quattro sudafricani hanno suonato con me, sono giovani, ma già grandi musicisti che conosco bene avendoci lavorato in studio a Johannesburg e Durban.

Phil Manzanera è un mio amico da trent’anni, Cisco Belotti ha suonato con i Modena City Ramblers in Sud Africa (ce li ho portati io), conosco Roberto Formignani  da Ferrara la mia città (che amo tanto). Aggiungo che conosco  N’Faly Kouyate  da quindici / venti anni per le sue esperienze con Afro Celt Sound System e Peter Gabriel. Sono tutti amici… Siamo tutti grandi  amici uniti solo dalla passione per la musica che lancia un messaggio  di pace, di uguaglianza e prosperità per tutti.

Quindi nasce come progetto grazie all’amicizia che vi lega.

Sì, perché tutti sentono di avere la stessa ideologia.

Intervista esclusiva a Dan Chiorboli – parte due

The Liberation Project è anche un triplo CD. ce ne puoi parlare?

E’ cominciato con un’idea quando io sono venuto a Ferrara a trovare la famiglia di mia madre. Volevo fare una ricerca sulla storia dei partigiani e della resistenza, perché lei  ne era stata molto coinvolta  e da lì è nata l’idea di The Liberation Project.  La musica dei partigiani aveva un tema molto unico, con molti luoghi comuni a quella dedicata all’Apartheid.

Quindi hai trovato delle similitudini fra le due cose?

Certamente sì, specie  nel sound. Ho detto a Phil: “guarda ho quest’idea, vorrei fare qualcosa che abbia a che fare con il Sud Africa e l’Italia” e lui mi ha risposto: “portiamo dentro anche la musica cubana” (perché è vissuto anche a L’Avana). Così ho parlato anche con un altro amico mio, Juan de Marcos del Buena Vista Social Club, e abbiamo cominciato a scrivere dieci / undici brani.

E così è diventato qualcosa di molto più grande.

Sì , con musicisti dall’isola della Riunione e da Mauritius, Steve Van Zandt (conosciuto anche come Little Steven, membro della E Street Band di Bruce Springsteen) dagli Usa. Siamo arrivati ad essere 142 musicisti da diciotto paesi. Sono andato all’etichetta musicale, gli ho detto: “abbiamo un problema, siamo tanti” e loro hanno risposto: “non possiamo tagliare, deve essere un triplo cd”. Sono stati diciotto mesi di lavoro.

Sei però soddisfatto del risultato.

Sì molto e cominciamo già il prossimo anno con il nuovo disco.

Jovanotti ha già detto che vuole fare qualche cosa con noi, domanderò a Peter Gabriel, Angelique Kidjo, The Dandy Warhols. Saranno in tutto dieci paesi con dieci guest star. Non sarebbe possibile fare un altro triplo cd.

Avete appena concluso il tour italiano. Che riscontro hai avuto nelle location? A tuo giudizio siete riusciti a toccare le corde giuste, dal punto di vista sociale, delle persone presenti?

Tanta gente mi ha detto prima di andare in tour che non potevo fare un messaggio troppo forte. Poi ci ho pensato, ho parlato con Phil e abbiamo detto che dovevamo farlo nel vero spirito del progetto. Con il The Liberation Project parliamo della libertà, dell’amicizia, della solidarietà. A Roma è stato incredibile, proprio speciale, aggiungo che  tutti i concerti lo sono stati.

Sei stato contento quindi dell’esito?

Molto. I due da Jovanotti con il Jova Beach Party sono stati meravigliosi. Sulla spiaggia, lanciando un messaggio così forte avevamo compiuto la nostra missione.

Il concerto di Fallo, il Comune in Provincia di Chieti, in Abruzzo, non era previsto nel tour, non ne faceva parte,  ma un mio grande amico, l’avvocato Maurizio Mariani mi ha chiesto se volevo farlo e noi abbiamo accettato ben volentieri  lanciando ancora il nostro messaggio di libertà, uguaglianza, pace, amicizia e solidarietà fra i popoli da una zona stupenda ancora incontaminata, quale è l’alta valle del Sangro.

Si ringrazia per la gentile collaborazione per questa intervista esclusiva a Dan Chiorboli il Sindaco di Fallo, ‎Alfredo Pierpaolo Salerno.

Le foto nell’articolo intervista a Dan Chiorboli, sono state scattate dall’autore.

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Autore dell'articolo: Marco Vittoria

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