Andrea Pirlo si ritira

Pirlo, addio al calcio: “The Italian Maestro” dice basta

 

Andrea Pirlo, ieri, ha giocato l’ultima sua gara della carriera. Il suo New York City ha sconfitto 2-0 il Columbus Crew, finendo comunque eliminato nel ritorno della semifinale della Eastern Conference. Vieiera, allenatore dei NY, lo manda in campo al 90′ per la passerella finale. A 38 anni si chiude la carriera del più grande regista degli ultimi 30 anni.

Pirlo, The Italian Maestro

Andrea Pirlo chiude con 756 gare in carriera e 73 gol, escludendo la Nazionale. Sarebbe troppo lungo, elencare i suoi successi personali tra club e Italia. Andrea è stato unico. La sua fortuna è stato l’incontro con Carlo Mazone, allenatore sottovalutato, ma che capiva di calcio come pochi. Fu sua l’idea di arretrarlo a regista, quando, nel gennaio del 2001, tornò a vestire la maglia delle rondinelle. Da lì, arrivò la svolta. Pirlo giocò solo 10 partite a causa di un infortunio, ma la sua carriera svoltò.

Quando l’Inter, che ne deteneva il cartellino, lo cedette nell’estate del 2001 al Milan, arrivò la consacrazione. Andrea, andò da Ancelotti  gli chiese di giocare regista. Da quella posizione non si mosse più. Le sue giocate sono state leggendarie. Sono in molti, ad aver rso omaggio al suo tocco di palla e alla sua intelligenza tattica.
Xavi, un altro maestro del ruolo, una volta disse: “Al mondo non c’è altro calciatore con maggiore talento di Pirlo. Lo affronto ormai da tanti anni e ammiro il suo modo di giocare.”

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La mente prima del piede

Pirlo è stato grandissimo, non solo per la sua tecnica, ma soprattutto, per la sua capacità di leggere l’azione. Si muoveva in campo come uno scacchista muove le pefine sulla scacchiera. Riusciva a vedere lo sviluppo di tutta l’azione prima degli avversari. Era questa la sua forza.

Le sue giocate nascevano tutte da questa intelligenza fuori dal normale. Prima di spostarsi regista era stato un buon trequartista, ma, arretrando il baricentro, si è esaltato. Era come se guidasse il gioco con la mente. Le sue giocate, il suo tocco di palla, gli sono valsi il soprannome di “The Italian Maestro”.
Da oggi, il calcio, è molto più povero.

 

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24