Sabbia rubata

Sabbia rubata, in Sardegna ganasce fiscali a ladri

Continua il fenomeno della sabbia rubata in Sardegna. Alcuni turisti infatti, di ritorno dalle vacanze, si portano con sé come ricordo quantitativi ingenti di sabbia dei litorali sardi. Nell’ultimo periodo sono stati sequestrati circa 200 chili di sabbia contenuti in 135 bottiglie. La sabbia rubata proveniva interamente dalla spiaggia di Is Arutas. A segnalare questi furti sono anche i cittadini della zona che colgono i bagnanti nell’atto di riempire le buste non solo di sabbia, ma anche con conchiglie e sassi.

Tanti si chiedono che fine faccia questo materiale. Hanno dato una loro versione gli ambientalisti del Gruppo di Intervento Giuridico Onlus (Grig). In particolar modo il presidente Stefano Deliperi ha affermato: “Si tratta di un vero e proprio fenomeno organizzato per vendere la rena e lucrarci sopra. Non basta la semplice multa, serve un vero e proprio Daspo: hai rubato la sabbia? Per 10 anni non puoi tornare in Sardegna”.

Sabbia rubata, ganasce fiscali contro i ladri

Per contrastare il fenomeno della sabbia rubata in Sardegna, il Corpo forestale regionale sta lavorando ad una soluzione. L’idea è quella delle ganasce fiscali contro i turisti, nello specifico stranieri che rubano cocci, sabbia e conchiglie dalle spiagge della Sardegna. Al riguardo, il comandante del Corpo forestale della Sardegna, Antonio Casula, ha spiegato all’ANSA: “Stiamo valutando la possibilità di attivare questo istituto. Molte delle persone che commettono questi furti sono stranieri e quando rientrano nella loro nazione è difficile ottenere il pagamento della sanzione”.

Casula ha poi aggiunto: “La Regione sarda ha una normativa ben precisa in merito a questo tipo di ruberie, la legge 16 del 2017, e questa prevede multe dai 500 ai tremila euro. Noi, come la Guardia di finanza, i Carabinieri e la Polizia, facciamo il sequestro del materiale e notifichiamo la sanzione, ma poi i turisti tornano nel loro Paese e il più delle volte non pagano”.

 

 

 

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