Sarahah: l’app virale per scoprire cosa gli altri pensano di te

Si chiama Sarahah la nuova applicazione di moda fra i giovanissimi, comparsa nelle classifiche delle app per smartphone gratuite più scaricate in diversi paesi del mondo, sta già generando discussioni anche in Italia. Questa app permette di mandare, a chi vi abbia un account, messaggi in forma completamente anonima, senza che il destinatario possa replicare e senza che possa risalire al mittente.

“L’uomo è poco se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità” Oscar Wilde

Facendo riferimento al celebre aforisma di Oscar Wild, il principio che affascina tanto Sarahah è proprio questo: inviare agli iscritti, messaggi in forma del tutto anonima e non rintracciabile in alcun modo, senza possibilità di replica.

Sarahah: a quale scopo è stata creata questa applicazione?

È stata sviluppata in Arabia Saudita e il suo nome significa “Onestà”. Il fautore di tutto questo è stato Zain al-Abidin Tawfiqun, un analista petrolifero. Il suo scopo originale era quello di rendere più onesto il rapporto tra dipendenti e datori di lavoro. In questo modo i dipendenti potevano scrivere ai propri datori di lavoro messaggi e opinioni “oneste” – in forma anonima – senza incappare in spiacevoli conseguenze.

Visto il successo di Sarahah nel mondo arabo, il suo ideatore decise di fare un passo ulteriore: creare una app per smartphone. Il 13 giugno Sarahah arrivò su App Store, per la prima volta con una versione in inglese. L’apice del successo è stato raggiunto con un aggiornamento di Snapchat, a inizio luglio, grazie al quale è diventato possibile mettere i link all’interno degli snap. Oggi è possibile scaricare Sarahah sia da Apple Store che da Google Play Store. Utilizzare l’app è molto semplice: si crea un proprio account, si cerca la persona a cui si vuole mandare il messaggio anonimo, si scrive e si invia.

Purtroppo, l’utilizzo si discosta a volte da quelle che erano le finalità per cui era stata creata. Troppo spesso viene utilizzata per mandare messaggi d’odio e minacce di ogni tipo, alimentando la violenza verbale e il bullismo tra i giovani. Tawfiq ha spiegato che sono già state prese alcune misure per cercare di limitare il fenomeno e che ne verranno studiate di nuove affinché l’app venga utilizzata per gli scopi per cui era stata ideata.

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