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Sardegna omicidio cruento: arriva un ergastolo

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Cubeddu condannato all’ergastolo

Mentre non si è ancora spenta l’eco del barbaro omicidio del 18 enne Manuel Careddu, sempre in Sardegna arriva la condanna all’ergastolo per Alberto Cubeddu. Il 22 enne di Ozieri accusato degli omicidi dello studente di 19 anni di Orune Gianluca Monni e del 29enne di Nule Stefano Masala, avvenuti entrambi tra il 7 e l’8 maggio dell’anno 2015. I giudici della Corte d’assise di Nuoro, hanno sentenziato per una condanna all’ergastolo, dopo quasi tre giorni di camera di consiglio e un processo durato poco più di un anno. La sentenza chiude così il cerchio, dopo la condanna a 20 anni anche per Paolo Enrico Pinna, cugino di Cubeddu all’epoca dei fatti ancora minorenne. Alberto Cubeddu presente in aula al momento della sentenza era visibilmente provato, anche dopo la reazione delle tre sorelle, presenti in aula insieme ai propri genitori. Secondo il legale difensore di Cubeddu, l’avvocato Patrizio Rovelli, il ragazzo è assolutamente innocente e sarà suo dovere dimostrarlo. Scene di dolore, in aula, anche da parte dei familiari delle vittime. Ci sono stati momenti di tensione e c’è stato anche chi ha pronunciato con forza la parola “assassini”.

Il movente secondo l’accusa

Il movente dell’omicidio secondo il pm Andrea Vacca è a dir poco evidente. Paolo Enrico Pinna, allora 17enne, non avrebbe sopportato l’affronto di essere stato pestato dopo una rissa, che oltretutto lui stesso aveva provocato, durante una festa paesana nel paese vicino al capoluogo barbaricino. Per questo motivo, dopo alcuni mesi, avrebbe progettato il piano per potersi vendicare. Ha quindi ucciso lo studente di Orune, colpendolo con tre colpi di fucile mentre stava aspettando il pullman per recarsi a scuola. La sera prima avrebbe ucciso anche il suo compaesano Stefano Masala, per poter poi utilizzare la sua auto e far ricadere su di lui le colpe del delitto. Una volta sceso dall’auto guidata dal cugino, sarebbe stato proprio Cubeddu a sparare con il fucile. Per la difesa, invece, a carico dell’imputato non c’è nemmeno una prova, ma solo indizi, non sufficienti per condannare nessuno.

 
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Autore dell'articolo: Marco Tavolacci

Marco Tavolacci
Nato a Cagliari il 12.08.1975, assistente Capo della Polizia di Stato. Amo scrivere e ho pubblicato un romamzo intitolato " La vita attraverso". Amo inoltre lo sport, il calcio in modo particolare, la musica, soprattutto heavy metal, il mare ed il sole. Esperto di calcio e cronaca