Scandalo magistrati a Roma

Scandalo magistrati a Roma: arresti per corruzione e sentenze “comprate”

Scandalo magistrati a Roma. L’operazione della Guardia di Finanza è scattata all’alba e ha fatto finire in carcere l’avvocato Pietro Amara, oltre a numerosi imprenditori e al sostituto procuratore di Siracusa, già trasferito in un’altra sede, Giancarlo Longo. L’accusa è frode fiscale, bancarotta e corruzione in atti giudiziari.

Magistrati nel mirino

Sentenze aggiustate e falsi dossier. Così si muoveva la Cupola. Quindici persone sono finite in manette. Oltre a Riccardo Virgilio (giudice del Consiglio di Stato in pensione) sono stati arrestati Pietro Amara, Fabrizio Centofanti, Ezio Bigotti (già indagato nell’inchiesta Consip), Luciano Caruso e Giuseppe Calafiore (attualmente all’estero), l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo e Alessandro Ferrari, Giuseppe Guastella, Davide Venezia, Mauro Verace, Salvatore Maria Pace, Vincenzo Naso e Sebastiano Miano. Indagati anche Gianluca De Micheli e Francesco Perricone.

Secondo i magistrati questa Cupola creava falsi dossier  per spiare le inchieste tra cui quella aperta dalla procura di Milano sulle tangenti Eni. A capo di tutto c’era l’ex Pm di Siracusa Giancarlo Longo. Secondo quanto emerso dall’inchiesta quest’ultimo “usava le prerogative a lui attribuite dall’ordinamento per curare interessi particolaristici e personali di terzi soggetti dietro remunerazione. Tali condotte vengono riscontrate a partire dal 2013 e perdurano sino ai primi mesi del 2017″.

Come agiva Longo

Stando a quanto emerso dall’inchiesta, i metodi usati da Longo erano tre. Il primo era la creazione di fascicoli «specchio», che il magistrato “si auto-assegnava al solo scopo di monitorare ulteriori fascicoli di indagine assegnati ad altri colleghi“. Il secondo si basava su fascicoli «minaccia», in cui «finivano per essere iscritti soggetti “ostili” agli interessi di alcuni clienti. Il terzo consisteva in fascicoli «sponda», che venivano tenuti in vita “al solo scopo di creare una mera legittimazione formale al conferimento di incarichi consulenziali”. Una vera e propria ragnatela di interessi, dunque, tesa a favorire alcuni “clienti” privilegiati, in cambio di bustarelle.

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