Trump e il Russiagate. Nuova svolta nelle indagini

Mentre l’Europa punta gli occhi sulle elezioni presidenziali francesi e l’Italia segue con interesse il ribaltamento degli equilibri politici nazionali con le primarie del PD, negli USA continuano i problemi per Donald Trump che, oltre a dover fronteggiare proteste e ritorsioni contro la propria impopolare condotta, deve difendersi dai tanti detrattori che continuano a diffondere voci sull’intromissione della Russia nelle elezioni americane di fine 2016.

Le indagini dell’FBI su Trump e Russiagate

Già a fine marzo l’FBI aveva annunciato l’inizio di un’indagine ufficiale sulle possibili interferenze russe nella campagna elettorale e nelle votazioni per le elezioni presidenziali degli USA. A rompere il silenzio dei servizi segreti sul discorso delle elezioni era stato il direttore James Comey in persona, durante un audizione al Congresso sul Russiagate: «Sono stato autorizzato dal Dipartimento di Giustizia a confermare che l’FBI, come parte della nostra missione di counter-intelligence, sta investigando sull’eventualità che il governo russo abbia interferito nelle elezioni presidenziali del 2016».

Lo scandalo della presunta intromissione russa ha costretto l’FBI  a confermare l’esistenza dell’indagine, cosa quasi impensabile per l’organizzazione, che non dichiara mai le operazioni di cui si occupa. Ovviamente non sono stati dati ulteriori dettagli, anche se si è accennato alla probabilità  che siano stati commessi anche crimini e reati piuttosto gravi.

Non sono stati fatti nomi, ma è certo che le indagini stanno facendo luce sugli accordi tra i russi e alcuni componenti dello staff elettorale di Trump. Non è nemmeno dato sapere se le ricerche mirino a riscontrare effettive alterazioni dei risultati elettorali negli Swing States, decisivi per l’elezione del Tycoon, o si svolgano semplicemente per chiarire il rapporto tra Russia e staff Trump.

Le richieste di documentazione da parte della Commissione

In queste ore la situazione si sta rapidamente evolvendo, perché la Commissione intelligence del Senato statunitense ha intimato ad alcuni membri del team di Trump di consegnare email e altra documentazione circa il rapporto con i contatti russi, sottolineando che, in caso di rifiuto, ci saranno gli estremi per appellarsi a mandati di comparizione.

L’amministrazione del presidente ha tentato di sviare e di muovere un po’ le acque mettendo in discussione la ricerca durante il Congresso, ma la Commissione sta addirittura accelerando le pratiche, inviando lettere e convocazioni a tutti i profili indagati.

Sono già noti i primi nomi dei funzionari che hanno ricevuto le richieste dalla Commissione: Carter Page, un uomo d’affari ex consigliere per la politica estera, Roger J. Stone Jr., consulente di Trump, Michael T. Flynn, ex consigliere del Tycoon per la sicurezza nazionale e Paul Manafort, ex presidente della campagna elettorale.

Fonte

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: