Un nuovo contratto di governo?

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ROMA – Un nuovo contratto di governo? Sembrerebbe proprio di sì, almeno a giudicare dalle dichiarazioni di questi ultimi giorni rilasciate dai vari esponenti politici di M5S e Pd. Secondo il capo politico dei grillini, Luigi Di Maio, un esecutivo che duri tre anni va rafforzato “con un contratto che dica ai cittadini cosa e quando si farà”.

Intervistato da Il Messaggero sulle Regionali in Emilia, Di Maio ha affermato che “gli iscritti si sono espressi” e adesso ci vuole un’apertura alle liste civiche a sostegno del progetto:

“Se non ci presentassimo, tanti nostri simpatizzanti voterebbero per i sovranisti. Noi siamo aperti a tutte le forze civiche del territorio: questo è il nostro obiettivo”.

Un nuovo contratto di governo?

Il ministro degli Esteri fa sapere che comunque il Movimento 5 Stelle andrà incontro a una grande riorganizzazione, con la nascita del suo primo organo politico. Qualcosa, insomma, dovrà necessariamente cambiare:

“Se il M5S è forte e compatto, il governo è forte e compatto – ha aggiunto Di Maio – Noi siamo la prima forza politica in Parlamento, di maggioranza e necessariamente abbiamo il dovere di essere forti, compatti e coesi perché in questo modo il governo è forte, compatto e coeso”.

Ecco invece cosa pensa l’ex segretario del Partito Democratico, Maurizio Martina, di un eventuale contratto tra Pd e M5S:

“Il nuovo patto con M5S e maggioranza decidiamolo anche con gli iscritti del Pd. Portiamo l’intesa di governo al referendum tra gli iscritti dem, come hanno fatto i socialisti spagnoli. Non si tratterebbe solo di confermare ma di partecipare anche prima, elaborando e proponendo”.

E ancora:

“Alla segreteria e ai gruppi parlamentari il compito di proporre la traccia delle proposte agli iscritti sui temi da affrontare, gli iscritti stessi le potrebbero rafforzare indicando le priorità e proponendo altri impegni. E quindi, a valle dell’intesa, si potrebbero esprimere sul testo finale”.

Il capo delegazione Pd al governo, Dario Franceschini, pensa invece che, con ‘stili diversi’, Beppe Grillo e Nicola Zingaretti abbiano detto la stessa cosa, e cioè che serve un “progetto” per il futuro della legislatura. Ma “lasciamo perdere i contratti”.

Autore dell'articolo: Elena De Lellis