Una natura inquietante: Genio o folle visionario

Una natura inquietante: Genio o folle visionario?

         
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Una natura inquietante: Genio o folle visionario? Indubbiamente, quando abbiamo a che fare con personaggi ermetici, curiosi o fuori dal contesto ordinario, siamo trasportati dal desiderio stesso del sapere; guidati o ammaliati dal fascino che suscita in noi, l’approfondire un argomento criptico.

Non sempre però le fonti, i documenti e quanto ne concerne, fanno al caso nostro e non sempre, sono del tutto esaustive rispetto a quanto ci si aspetta.

Spesso, partendo dall’illusione di fondo, restiamo (il più delle volte) delusi o perplessi.  

Ci chiediamo, ad esempio, dietro le piazze vuote, dietro a dei manichini senza volto, cosa si nasconde?

Forse il mistero di un passato occulto, a volte terrificante; un senza nome, un senza volto; lo schermo di un universo onirico su cui si riversa la psiche dell’uomo.

5 dicembre 1936 Una natura inquietante: Genio o folle visionario?

Così è la pittura di Giorgio De Chirico, l’uomo che da la voce ai sogni; ambiguo, lungimirante e, come molti nel suo ambiente, non capito. Unico vero simbolo, unico artefice di una straordinaria, METAFISICA. Un personaggio che ha lasciato su di se parecchie domande.

Una natura inquietante: Genio o folle visionario? Ecco chi è Giorgio De Chirico

Le contraddizioni sul genio o folle visionario, scivolano sulle opere che usano come schermo la fantasia, i sogni, gl’incubi. Trasfigurazioni di un immortale desiderio inconscio, di ciò che accadrà, palesato dalla paura della conoscenza del sé.

In tanti ne conoscono la storia, le opere, le basi della pittura che sfociarono poi nella corrente surrealista. Ma in molti ancora si chiedono il significato profondo delle sue composizioni. Che cosa si nasconde dietro i suoi quadri? È plausibile sostenere che c’era una fonte di temibile verità in ciò che egli rappresentava? Cosa si nasconde dietro la sua arte figurativa?

Certo, potremmo andare avanti una vita con le domande, ma  una cosa indubitabile è che il forte fascino di questo straordinario pittore, ha tramandato fino ai giorni nostri, simboli brulicanti di  identità; di sogni spesso incomprensibili.

Sogni sospesi a mezz’aria, come in un limbo senza tempo dove l’unico limite è dato dalla comprensione umana.

L’arte che non è solo arte ma sublimazione dell’essenza; un inconscio misterioso nel quale ogni essere cammina sospeso.

La Metafisica, che diversamente da altre correnti pittoriche del suo tempo (come surrealismo e dadaismo, correnti pittoriche collettive), annovera solo lui come unico esecutore.

Artefice, portavoce e veggente di quest’avanguardia.  Che si accomuna con le altre solo per il periodo di anni, dal 1912 al 1940, in cui l’ascesa sarà senza eguali.

Nei primi anni del ‘900, (1905-09), Giorgio De Chirico, viene a contatto con la pittura “romantico-simbolica” di Füssli, Bocklin, Klinger e Redon.

John Henry Füssli INCUBO,1781

Artisti che traevano spunto dal grande patrimonio dell’immaginario collettivo individuale; per dare un aspetto affascinante e, nello stesso tempo impenetrabile e vagheggiato, ai propri quadri.

L’origine della metafisica rivelatrice

Autori e, critici d’Arte, sostengono che la pittura di questi artisti, è rivolta alla rivelazione dell’irreale, fatto d’incubi, mostri e residui d’inconscio che “saldamente” abitavano nel profondo della psiche umana.

Negli anni a seguire, tra le opere cubiste e d’avanguardia, per le quali di fondo, non nutrirà mai grande stima, si dirigerà verso una pittura totalmente diversa.

Definito pittore italiano, in realtà Giorgio De Chirico è originario di Volo, in Tessaglia, dove nasce nel 1888. Greco, ma definito cittadino del mondo, arriva in Italia solo tempo dopo, frequentando l’Accademia delle Belle Arti di Firenze.

Già nel 1909 si trasferisce a Milano, per passare poi successivamente a Parigi dove si trova suo fratello Alberto, scrittore e pittore.

Qui conoscerà Pablo Picasso, che successivamente nel ’36 coinvolgerà in un progetto Newyorkese.

A Parigi, darà il via alla serie delle “piazze Metafisiche”; da qui nasce la percezione di Una natura inquietante: Genio o folle visionario.


 

“Mistero e Malinconia di una strada” -1914 Serie piazze d’Italia.

L’ambiente metafisico, fatto di solitudine. Elimina la prospettiva. L’orizzonte gaio di una bambina che gioca, turbato dalle ombre proiettate dal carrozzone e dall’edificio. In fondo, il riflesso spettrale di una statua, come l’allusione di una minaccia per la bambina rivolta al futuro. Si evidenzia il corso della vita, con gli archi che si ripetono ritmicamente, come a scandirne il tempo, mentre le porte aperte di un carrozzone alludono ai sogni, sui quali l’ombra fa da padrona.


Si arruola come volontario nella prima guerra mondiale. Lui e suo fratello, sono mandati a Ferrara. Qui incontra Carlo Carrà, con il quale darà il via alla pittura Metafisica.

L’incontro, avvenuto nel 1917, con uno dei maggiori porta voce del Futurismo, fa emergere una pittura che rappresenta qualcosa che va al di là dell’esperienza sensoriale.

Gli strumenti classici, tipici della pittura, sono il mezzo di comunicazione dei sogni, dell’inconscio e delle visioni.

Nella metafisica i luoghi, per quanto realistici, hanno valenza onirica per via di una prospettiva distorta. Osservando le piazze, in cui riecheggiano simboli ellenici, le troviamo immense ma, prive di una qualunque presenza umana. Emergono elementi bizzarri. Manichini, senza volto che sfociano in una solitudine angosciante in un mondo privo di personalità .

Ma perché il manichino? perché l’uomo-automa contemporaneo è un uomo senza volto. Ispirazione che, lo stesso, trae da un racconto drammatico scritto da suo fratello Alberto Savinio “L’uomo senza volto”. Espressione di una persona priva di identità, concetto che si riversa in molti dei suoi dipinti.


Ettore e Andromaca (1917) e Le Muse inquietanti (1917) rappresentano le paure più recondite come la solitudine ma, soprattutto, coloro che, pur privi di occhi ti osservano attentamente.

Le muse inquietanti 1917
Ettore e Andromaca 1917

 


Una natura inquietante: Genio o folle visionario?

La pittura metafisica, getterà le basi del surrealismo che privilegia la rappresentazione dell’IO interiore dell’artista, a scapito della fedeltà realistica.

Dopo un periodo, (dal 1936 al 1937) vissuto a New York, dove collabora con diverse riviste, tra cui Vogue e Harper’s Bazaar, torna in Italia. Si trasferisce nel 1944 a Roma. Qui continuerà la sua carriera artistica, che si conclude a 90 anni nel 1978. Molti dei suoi dipindi, suscitano ammirazione e perplessità; a tutt’oggi, alcuni dei suoi quadri visionari, eseguiti prima di determinate date, restano “dei brividi su tela”.

Giace in una tomba presso la chiesa di San Francesco a Ripa. Giorgio De Chirico, una natura inquietante: Genio o folle visionario?

Malinconia di una bella giornata – 1913 – Bruxelles, anche qui, appare il senso di solitudine, con un personaggio di spalle simbolo dell’identità perduta.
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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24

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