5 trattamenti contro il Coronavirus in fase di sviluppo

5 trattamenti contro il Coronavirus in fase di sviluppo

Quali sono i trattamenti contro il coronavirus in fase di sviluppo? Al momento esiste ufficialmente un solo farmaco utile per il trattamento contro il Covid-19. Si tratta del remdesivir antivirale prodotto da Gilead Sciences. Gli effetti, tuttavia, sono abbastanza limitati. Riduce i tempi di ricovero in ospedale dai 15 agli 11 giorni.  Sembra abbastanza chiaro, dunque, che si necessita di terapie decisamente più efficaci. I possibili trattamenti contro il Coronavirus che sono al momento in fase di sviluppo sono cinque. Vediamo, però, di capire quali sono i trattamenti e come funzionano.

Il primo trattamento prende il nome di “plasma convalescente“. I ricercatori si aspettano di vedere un beneficio con questo trattamento. si tratta del plasma prelevato da pazienti che hanno avuto la malattia e che successivamente sono guariti. Il loro plasma contiene gli anticorpi prodotti per combattere con successo la malattia. La teoria afferma che iniettare quegli anticorpi alle persone attualmente malate di Covid-19 potrebbe aiutarli a guarire definitivamente. È un approccio che è stato usato in passato per curare malattie per le quali non esistevano medicine efficaci, tra cui SARS ed Ebola, sebbene i risultati siano contrastanti. Gli anticorpi immuni potrebbero essere utilizzati anche per prevenire l’infezione negli operatori sanitari e in altri soggetti ad alto rischio.

5 trattamenti contro il Coronavirus: il virus avrà vita breve?

Altra papabile soluzione è il farmaco antivirale, come già detto  poc’anzi,  Remdesivir. Blocca le capacità del virus di duplicarsi e dunque diffondersi attraverso il corpo. Il successo dei farmaci antivirali non è stato ancora dimostrato, nonostante fossero stati utilizzati già in passato contro altre malattie. C’è un nuovo farmaco che prende il nome di EIDD-2801. Questo tipo di farmaco può essere assunto come pillola e non tramite iniezione.

Un terzo tipo di trattamento utilizza gli anticorpi monoclonali. Si tratta di molecole di laboratorio che imitano il funzionamento degli anticorpi del corpo umano. Essi possono colpire le cellule colpite dalle malattie. In passato, questa tecnica ha funzionato contro altre malattie. Il funzionamento consiste nell’integrare il sistema immunitario di una persona con anticorpi diretti contro uno specifico invasore. Nel caso del coronavirus, si tratterebbe di anticorpi diretti contro regioni specifiche in cui è presente il virus.

Sin dai primi giorni della pandemia, i ricercatori si sono concentrati sugli anticorpi monoclonali come potenziale trattamento. Un secondo farmaco a base di anticorpi monoclonali inizia oggi gli studi sugli esseri umani. Il farmaco è in realtà un cocktail di due anticorpi monoclonali. È realizzato dalla compagnia farmaceutica Regeneron. L’approccio cocktail può ridurre la possibilità che il virus sviluppi resistenza al farmaco.

L’America si affida a dei nuovi modelli per computer

Il quarto trattamento prende il nome di modulatori immunitari. Una delle caratteristiche del coronavirus che lo rende così devastante per la salute umana è la sua capacità di mandare in “sovraccarico” il sistema immunitario di alcuni. L‘infiammazione è il risultato degli sforzi del sistema immunitario per combattere una malattia. Ma se quell’infiammazione si esaurisce, può causare gravi danni. Nel caso del Covid-19, quel danno è spesso ai polmoni, rendendo difficile la respirazione di un paziente. Esistono già una varietà di farmaci sul mercato che possono essere utilizzati per ridurre la risposta immunitaria. Il problema con questi farmaci è che sopprimono il sistema immunitario di qualcuno, quindi possono ridurre la capacità di una persona di combattere il virus, peggiorando così l’infezione virale. Il quinto trattamento consiste nell’affidarsi ai computer.

La Casa Bianca ha lanciato un consorzio di calcolo ad alte prestazioni Covid-19. Parte dell’idea è quella di creare modelli di computer su come il virus infetta le cellule e quindi creare modi per bloccare il processo di infezione. È anche possibile che l’informatica e l’intelligenza artificiale possano identificare i farmaci esistenti che potrebbero essere riproposti per il trattamento del mutato coronavirus.

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Autore dell'articolo: Francesco Menna

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Mi chiamo Francesco, classe 96. Laureato in Ingegneria Meccanica e studente alla magistrale di Ingegneria Meccanica per l'Energia e l'Ambiente alla Federico II di Napoli. Passione sfrenata per tutto ciò che ha un motore e va veloce. Per info e collaborazioni inviare una mail a framenna96@gmail.com