A un metro da te

A un metro da te: Stella e la fibrosi cistica

 

A un metro da te, titolo originale Five Feet Apart, è un film drammatico uscito nelle sale il 21 marzo 2019. Appartiene al genere del teen-drama dal finale un po’ scontato.

Stella è affetta da fibrosi cistica e per questo è costretta ad una lunga degenza ospedaliera in attesa del trapianto di polmoni. Regista è Justin Baldoni che sottolinea la particolare difficoltà creata dalla malattia genetica che costringe chi ne è affetto all’isolamento. Il film entra subito nel vivo della questione. Se ne riporta il monologo che apre la scena. “Il contatto fisico: la nostra prima forma di comunicazione. Sicurezza, protezione, conforto. Tutto nella dolce carezza di un dito o di due labbra che sfiorano una guancia morbida. Ci unisce quando siamo felici, ci sostiene nei momenti di paura, ci emoziona nei momenti di passione e amore. Abbiamo bisogno di quel tocco dalla persona che amiamo quasi come abbiamo bisogno di respirare”.

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A un metro da te: ci si può innamorare senza sfiorarsi?

Stella e Will si conoscono in ospedale e si innamorano a prima vista. A causa della fibrosi cistica sono costretti a stare l’uno distante dall’altro per evitare di contagiarsi con i loro batteri. Il medico ricorda sempre di tenersi ad una distanza minima di un metro. Da lì il titolo del film. Fortuna vuole che l’amore supera lo spazio e il tempo ed annulla le distanze. L’approccio alla malattia dei due giovani è molto differente. Stella trova rifugio in una vita scandita da impegni, contatti virtuali e buoni propositi come imparare a parlare il francese o studiare tutte le opere di Shakespeare. Crea un canale YouTube sul quale condivide tutto ciò che sa sulla fibrosi cistica.

Will, al contrario è molto concentrato sul presente, vorrebbe girare il mondo e vive come farebbe chi pensa di non arrivare a domani. La fibrosi cistica fa produrre grandi quantità di muco e la vicinanza con altri pazienti malati della stessa malattia, con riserve degli stessi batteri, è dunque sconsigliata. Gli innamorati arriveranno a sfidare la vita per concedersi un momento fatto tutto per loro.

La rivoluzione 4.0 ci ha allontanati e resi schiavi della virtualità. In alcuni casi, però, come per i malati di fibrosi cistica, la virtualità consente di condividere le proprie esperienze e di attuare quel processo di empatia che una vita appartata spesso preclude.

Il rifiuto dell’isolamento nella fibrosi cistica

Stella reagisce all’isolamento creandosi una comunità virtuale che aggiorna quotidianamente con le sue attività. Mette sempre un pizzico di ironia nel presentare la sua degenza.

Gioisce per i primi amori delle sue amiche. Sul suo quaderno personale appunta gli impegni della giornata.

La vita di Stella è un’avvicendarsi tra l’angosciante pensiero della morte a cui lucidamente si prepara ( tra gli impegni quotidiani  da svolgere e su cui tirare una linea vi è il pensare alla vita dopo la morte) e il celebrare la vita (ama guardare i neonati appena venuti al mondo). L’ottimismo della giovane la spinge a progredire, ad evolversi. Quando incontra Will avrà a che fare con un atteggiamento molto rassegnato e come tale, nello stesso tempo ribelle. Imparerà anche lei a vivere trasgredendo le prescrizioni. L’impulso alla vita sta nel concedersi i propri piaceri disponendosi anche ai rischi o nel preservare la propria integrità? Il monito le arriva impietoso: “Stella, devi brillare un po’ di più, questa vita finirà prima che te ne accorga. ”

Guarda il trailer ufficiale https://www.youtube.com/watch?v=A_Rs9R5K4ps

Fonte foto / Autore: Lionsgate / Licenza

 

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24