Attività fisica per prevenire e combattere l’Alzheimer

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Una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Medicine, ha evidenziato come l’attività fisica possa rallentare il deterioramento cognitivo legato a malattie come l’Alzheimer. Sarebbe tutto legato a un ormone e una proteina chiamata irisina, capace di incrementare la memoria.

Che l’esercizio fisico sia salutare per il nostro corpo è cosa risaputa: ottimizza il funzionamento del metabolismo, migliora la nostra forma fisica e in più previene la formazione di numerose malattie, solo per citare alcuni benefici. Ma avreste mai pensato che l’attività fisica possa migliorare la memoria? È quanto è emerso da una ricerca condotta da un team di ricercatori, che ha recentemente spiegato i meccanismi biologici alla base di questa relazione.

 Il team di ricerca 

I ricercatori in questione provenivano principalmente dall’Università Federale di Rio de Janeiro e dal Taub Institute per la ricerca sull’Alzheimer e l’invecchiamento del cervello della Columbia University di New York. Il team, guidato dal professor Mychael Laurenco dell’Università Federale di Rio de Janeiro, ha effettuato le ricerche su campioni di topi.

Irisina: la proteina che aumenta la memoria rilasciata con l’attività fisica

Nell’Alzheimer, così come in altri disturbi neuro-degenerativi, i segnali ormonali sono alterati. Tenendo conto di questo, gli studiosi hanno osservato i livelli ormonali nell’ippocampo e nel liquido spinale celebrale nelle persone affette da Alzheimer. Hanno così riscontrato che i livelli di una proteina chiamata irisina sono significativamente ridotti. L’irisina è una miochina, una proteina rilasciata dalle cellule muscolari durante l’attività fisica. I ricercatori hanno progettato dei topi con livelli di irisina più bassa del livello presente nel cervello. I topi in questione hanno avuto problemi con la memoria a breve termine. Quando i ricercatori hanno aumentato il livello di irisina nei roditori, hanno scoperto che questo ha aumentato la loro memoria e le loro capacità di formare e rafforzare nuove sinapsi.

Irisina proteina che combatte Alzheimer

C’è da capire ancora quali siano i meccanismi attraverso i quali l’irisina influenzi le funzioni celebrale, perciò le ricerche non sono finite. Nonostante ciò gli autori della ricerca sono ottimisti. Scrivono che “l’irisina potrebbe costituire la base per una nuova terapia mirata alla prevenzione della demenza nei pazienti a rischio”. Non solo  potrebbe anche ritardare la sua progressione nei pazienti che sono già in stadi avanzati”.

 

 
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Autore dell'articolo: Ester Stellacci