Cancro al polmone: è disponibile atezolizumab, la prima immunoterapia anti-PD-L1 sviluppata da Roche

         
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Da ieri è disponibile anche in Italia atezolizumab, la prima immunoterapia anti-PD-L1 sviluppata da Roche ed approvata da AIFA per il trattamento dei pazienti affetti da carcinoma polmonare localmente avanzato o metastatico, precedentemente sottoposti a chemioterapia. La pubblicazione della determina AIFA del 14 luglio in Gazzetta Ufficiale ha reso noto di fatto che l’atezolizumab, anticorpo monoclonale pensato per interferire con la proteina PD-L1, ora è prescrivibile anche in Italia. Scopriamo in questa guida scientifica che cos’è e a cosa serve atezolizumab, la prima immunoterapia anti-PD-L1 sviluppata da Roche.

Atezolizumab ora è prescrivibile anche in Italia

È stato approvato in Italia atezolizumab, l’anticorpo monoclonale che aumenta la sopravvivenza dei pazienti che hanno già ricevuto la chemioterapia. Si tratta di un farmaco innovativo approvato dall’AIFA che, grazie ai dati dello studio di fase II POPLAR e dello studio di fase III OAK, è stato dimostrato come sia in grado di assicurare una maggiore sopravvivenza rispetto al trattamento con docetaxel. “Atezolizumab rappresenta un’evoluzione nell’ambito degli anticorpi monoclonali, classe di farmaci che ha rivoluzionato la pratica clinica dei tumori, essendo il primo anti PD-L1 con un’elevata componente di innovazione biotecnologica”, ha spiegato Fortunato Ciardiello, ordinario di Oncologia Medica e Presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Curare i pazienti oncologici: il successo dell’immunoterapia

Tutti i farmaci che agiscono sul sistema immunitario rappresentano la più grande novità per curare i pazienti oncologici; in particolare, per coloro che sono malati di cancro al polmone, l’immunoterapia può contare su un farmaco in più, l’atezolizumab, un anticorpo monoclonale che colpisce direttamente la proteina PD-L1 nelle cellule tumorali e nelle cellule immunitarie che si sono “infiltrate” nel cancro in modo tale da riattivare le cellule T. Tale farmaco impedisce alla PD-L1 di legarsi alle altre proteine, come ad esempio il recettore B71 presente in alcuni tipi di linfociti, sia all’interno della malattia tumorale sia nei linfonodi. L’atezolizumab contribuisce a ridurre le reazioni autoimmuni nel tessuto sano, diminuendo gli effetti collaterali e aumentando la tollerabilità del farmaco.

Quali sono i vantaggi dell’atezolizumab?

L’interessantissimo studio Oak ha messo in evidenza che i pazienti curati con atezolizumab sopravvivono di più rispetto a quelli a cui viene somministrato il docetaxel, anche se non hanno alti livelli di PD-L1. Inoltre, il nuovo farmaco provoca meno effetti collaterali. Lo stesso Filippo de Marinis ha affermato che “l’approvazione dell’AIFA di atezolizumab come trattamento di seconda linea rappresenta un traguardo importante per medici e pazienti. Il farmaco offre, infatti, un vantaggio in termini di sopravvivenza globale e tollerabilità ad un’ampia popolazione di pazienti affetti da carcinoma polmonare NSCLC, indipendentemente dalle loro caratteristiche cliniche o molecolari. In particolare, atezolizumab in seconda linea ha dimostrato una maggiore efficacia rispetto alla chemioterapia e, facendo una comparazione indiretta, migliori dati rispetto a nivolumab nei pazienti con un’espressione negativa di PD-L1, che rappresentano circa il 40% dei casi nella pratica clinica”.  Inoltre, la sua efficacia è stata riscontrata anche negli anziani over 75 anni e in coloro che presentano una progressione delle metastasi a livello encefalico, due tipologie di pazienti che fino ad oggi non avevano tratto benefici dalle terapie di seconda linea disponibili. Si tratta di una nuova importante opportunità di trattamento prescrivibile, più efficace rispetto alla chemioterapia e più tollerabile rispetto agli inibitori di PD-1.

Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24