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Celiachia, la genetica non è l’unica causa

Un’equipe di scienziati sta indagando sulle cause della celiachia scoprendo che i fattori scatenanti potrebbero risalire allo svezzamento.

Che cos’è la celiachia

La celiachia è una  malattia autoimmune, provocata cioè dall’attacco del sistema immunitario a una parte dell’organismo stesso, l’intestino tenue nella fattispecie.

 In Italia colpisce circa l’1 per cento della popolazione e, per qualche ragione ancora sconosciuta ha deciso di non essere paritaria: le donne, aimè, si ammalano il doppio rispetto agli uomini.

Essa si sviluppa  solo in individui geneticamente predisposti ma non in tutti. Infatti il 30%-40% delle persone di origine europea ha le varianti geniche che le porterebbero a sviluppare la celiachia, ma solo una piccola parte di soggetti che le posseggono si ammala. Deve esistere quindi un altro fattore scatenante sul quale ancora nessuno si è pronunciato con certezza.

Differenze immunitarie tra celiaci e non celiaci

Nel celiaco la reazione del sistema immunitario viene scatenata dal glutine, una proteina presente nel frumento e, in misura maggiore o minore, in altri cereali come avena, farro, orzo, segale.

Nello specifico il celiaco non tollera una classe di proteine, le prolammine. Il glutine del frumento ne contiene una, la gliadina, che ha una porzione di 33 amminoacidi che non riesce a essere facilmente metabolizzata dall’apparato digerente come succede normalmente con altre proteine,

Tale proteina non correttamente assorbita permane nell’intestino dove provoca, nei celiaci, una reazione che porta a un’infiammazione dei tessuti intestinali a cui fanno seguito altri problemi come, per esempio, la carenza di ferro, l’osteoporosi e persino alcuni tipi di tumore.

Esperimenti scientifici e ipotesi sulle cause della celiachia

Il meccanismo ipotizzato dai ricercatori sui fattori non genetici che indurrebbero alcuni soggetti predisposti ad ammalarsi di celiachia mentre altri no è riconducibile alle infezioni virali che si contraggono durante i primi mesi di vita.

Sono stati fatti esperimenti in laboratorio su 2 gruppi di topi. E, sulla base dei risultati ottenuti, si è giunti a questa provvisoria conclusione: i  bambini con un sistema immunitario ancora immaturo sono molto suscettibili alle infezioni virali; quando il glutine viene introdotto per la prima volta nella dieta, se è in atto un’infezione da reovirus, il sistema immunitario viene confuso e non riesce a distinguere tra “virus da combattere” e “sostanza nutritiva da lasciare passare”.

La traccia che lascia il virus nell’organismo è permanente e in seguito il sistema immunitario, avendo memorizzato questa prima reazione, tratterà il glutine non come un’innocua proteina alimentare ma come se fosse un pericoloso patogeno pronto ad attaccare il nostro corpo, e quindi, per difendersi, non lo lascerà passare e cercherà ogni volta di distruggerlo dando origine alla reazione infiammatoria.

Questo incontro simultaneo del sistema immunitario con un virus e con il glutine, incontro piuttosto frequente nei neonati durante lo svezzamento, può creare le condizioni affinché nei soggetti geneticamente predisposti si scateni la celiachia.

Questa scoperta non ci permette ancora di curare la celiachia ma si potrebbe aprire la strada verso un trattamento preventivo, curando in modo attento l’alimentazione dei più piccoli già a partire dai primi mesi di vita.

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