Peptidi: studi recenti dimostrano

Peptidi: studi recenti contro l’antibiotico resistenza

         
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Peptidi: studi recenti dimostrano soluzioni contro l’antibiotico resistenza. Da circa 20 anni, la ricerca medica tenta di verificare un passaggio fondamentale in quella che è la biosintesi degli antibiotici usati comunemente.

In questi giorni è arrivata la notizia che, un gruppo di ricercatori della Monash University è riuscito in questo intento.

Alla guida del team, c’è il professor Max Cryle della Monash Biomedicine Discovery Institute. Il team da lui guidato è riuscito a scoprire una possibile soluzione a questo problema; ovvero rendere il più possibile efficace gli antibiotici, contro quei batteri multi resistenti.

Come ci sono riusciti? Ci sono riusciti alterando l’assemblaggio del peptide coinvolto.

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Peptidi: studi recenti dimostrano soluzioni antibiotico resistenti, breve introduzione

Facciamo una doverosa premessa. Che cosa sono i peptidi? I peptidi sono piccole sequenze di amminoacidi chiamati anche “messaggeri cellulari”. Una molecola di peptide è formata dall’unione di due o più aminoacidi.

Quando il numero degli aminoacidi è inferiore a 50, la molecola viene chiamata peptide. In caso contrario, quelle che contengono un numero superiore di aminoacidi, quindi vanno a inglobare grandi sequenze, sono chiamate proteine.

Quindi bisogna dire che i complessi di aminoacidi combinati, formano le proteine;  una volta che le proteine sono state assemblate, si organizzano in strutture tridimensionali che vanno a formare i vari domini. I domini, a loro volta, sono delle porzioni di questa struttura tridimensionale delle proteine.

Come funzionano? Partiamo col dire che le proteine sono costituenti fisiologici del nostro organismo e che, in laboratorio, vanno ad alterare una porzione di queste proteine; tutto questo in maniera tale che gli antibiotici diventino più efficaci.

Qualora si volesse approfondire il discorso è importante dire che i peptidi sono i messaggeri del nostro organismo; nel momento in cui vengono degradati, si trasformano in aminoacidi che fanno parte della catena fondamentale di costruzione delle nostre molecole; quindi, si degradano in qualcosa che rappresenta il nostro sistema cellulare.

In ultima analisi, si può dire che i peptidi bioattivi, rivestono un ruolo importante fra i principi funzionali studiati e sperimentati; soprattutto bisogna sottolineare che ogni peptide ha una “missione” specifica da compiere all’interno dell’organismo.

In uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings Of National Academy of Science, il team di ricercatori ha dichiarato di aver analizzato strutturalmente il dominio di formazione del legame peptidico dell’enzima Ebony.

La delezione dell’enzima Ebony, influisce su quella che è la pigmentazione esterna, alterando funzioni importanti come la visione e la regolazione cardiaca nella Drosofila.

Peptidi: studi recenti dalla delezione agli enzima Ebony

Che cos’è la delezione? La delezione è un termine usato in genetica per indicare la mutazione del DNA che consiste nella perdita di uno o più nucleotidi In una sequenza di DNA.

In altre parole, lo studio che i ricercatori hanno eseguito sull’enzima Ebony, sta a dimostrare come contenga nuovi tipi di dominio di condensazione che vanno a spiegare, la struttura, la funzione e la regolazione di questo enzima per la prima volta.

L’Ebony, in sostanza, ha aiutato i ricercatori a capire e moderare l’attività dei potenziali neurotrasmettitori rendendoli inattivi quando richiesto.

Gli esempi di enzimi concernenti l’Ebony, sono identificati anche nelle piante e negli invertebrati.

Questa è la prima volta in assoluto che viene eseguito uno studio simile; l’Ebony, secondo questa ricerca è collegato agli apparati peptidici nei batteri; svolge un ruolo centrale nella regolazione dei neurotrasmettitori dopamina e istamina nella Drosofila.

Perché è preso in esame questo metodo? Perché dopo anni di ricerca, questo metodo è il più considerevole, giacché il processo è molto più veloce di altri.

Basti considerare, infatti, che la sua velocità è 60mila volte più elevata rispetto al passato; dove la stessa è usata per i batteri nello studio complementare sul dominio di condensazione a base di peptidi; in questo caso dove la specificità è più importante della velocità.

Ciò che il Dottor Max Cryle e il suo team di ricercatori spera è che questo studio, soprattutto da parte degli scienziati, porti all’interessarsi anche di quei meccanismi di regolazione dei neurotrasmettitori.

Quindi la ricerca ha reso possibile stabilire che c’è una linea guida che può migliorare quelli che sono gli aspetti e la qualità per produrre nuovi antibiotici efficaci.

Peptidi: studi recenti; conclusione

In ultima analisi è opportuno dire che lo scopo di questa scoperta è il seguente.  Evidenziare come, negli ultimi anni, l’uso “selvaggio” e, inappropriato degli antibiotici, ha generato delle resistenze, l’utilità di questa scoperta ha messo in evidenza dei meccanismi che ci possono aiutare a combatterla.

Vale a dire che si stanno selezionando dei ceppi di batteri multi resistenti ai vari antibiotici disponibili; poiché gli antibiotici sono gli stessi ormai da molti anni, si corre anche il rischio che nessun altro antibiotico faccia più lo stesso effetto.

Perciò è molto interessante poter modificare e arrangiare nuovamente la struttura di questi, al fine di renderli sempre più efficaci.

Dott. Max Cryle Monash Biomedicine Discovery Institute:

“Questi studi hanno migliorato la nostra comprensione di come l’apparato enzimatico, che produce importanti peptidi bioattivi, assicuri un buon processo selettivo. […] Processo che ci mostra come gli apparati possono essere ridisegnati in modo efficace per produrre soluzioni più efficaci”.

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Autore dell'articolo: Redazione Webmagazine24