Commercio ambulante

Commercio ambulante, l’Italia è itinerante

         
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Commercio ambulante: l’Italia è itinerante. Sono oltre 180mila gli operatori nel settore e il 56% parla straniero

Con oltre 183mila operatori dunque, il commercio ambulante si conferma come un canale di vendita sempre più complementare sia al dettaglio in sede fissa che alla grande distribuzione.

Il 95% di queste attività (175mila) inoltre è costituito da micro-imprese individuali.

A disegnare la mappa del fenomeno sono i dati elaborati da Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio.

La fotografia scattata sul mondo dell’ambulantato a sua volta mette in evidenza 6.500 comuni della Penisola con almeno un’impresa ambulante.

Ma poco meno di 40 quelli che possono contare almeno su 500 attività economiche: poco più di 58mila operatori che rappresentano il 32% di tutto l’universo delle aziende del commercio “itinerante”.

Commercio ambulante: le località su podio

Il Registro delle imprese mostra che, per peso percentuale, al primo posto c’è Castel Volturno (in provincia di Caserta), dove 2 imprese su 3 sul totale delle imprese commerciali del territorio è ambulante.

A seguire:

  • San Giuseppe Vesuviano (Napoli) con il 58,5%,
  • Quartu Sant’Elena (Cagliari) dove si sfiora il rapporto uno a due (49,2%),
  • Lamezia Terme (Catanzaro) con il 49%,
  • Lecce (47,4%),
  • Agrigento con il 47,2%.

Gli stranieri sono coloro che fanno da traino al commercio mobile

A Caserta per esempio, il 68,2% viene dal Senegal; a Reggio Calabria ha origini marocchine il 65,1% e a Castel Volturno la comunità più rappresentata è quella nigeriana (58,1%).

Sì gli stranieri ma l’analisi territoriale svela un’Italia dai profili variegati, con realtà in cui la quota di ambulanti italiani è schiacciante rispetto a quella dei colleghi stranieri.

Ad Andria, il 95,3% dei titolari di impresa del commercio ambulante è italiano; ad Enna l’82,1%.

Anche in grandi città si assiste allo stesso fenomeno:

  • Bari (oltre il 78,7%),
  • Brindisi (con il 70,6%),
  • Torino (66,6%) .

Sotto il profilo settoriale infine, si rileva un peso significativo dell’ambulantato non alimentare e in particolare il comparto abbigliamento: il 38% del comparto.

Al secondo posto, staccata di alcuni decimi di punto, viene la categoria “altri prodotti” (tra cui fiori, cosmetici, detersivi, chincaglieria) con il 37,3% delle attività.

Infine, il terzo posto il settore alimentare, il cui contributo si ferma al 18,5% (con prevalenza della componente legata ai prodotti ortofrutticoli).

Autore dell'articolo: Francesca DI Giuseppe

Francesca Di Giuseppe, nata a Pescara il 27 ottobre 1979, giornalista e titolare del blog Postcalcium.it. Il mio diario online dove racconto e parlo a mio della mia passione primaria: il calcio Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Teramo con una tesi dedicata al calcio femminile. Parlare di calcio è il mezzo che ho per assecondare un’altra passione: la scrittura che mi porta ad avere collaborazioni con diverse testate giornalistiche regionali e nazionali.