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Covid, uno studio dimostra che il polline aumenta il rischio di contagio

Il polline con l’arrivo della primavera porta già di per se un problema ai soggetti allergici, uno studio ha confermato la possibilità di aumentare i rischi di contagio  al virus SARS-COV-2  .

L’inverno sta per giungere al termine. Il ventuno marzo arriva la Primavera: nell’equinozio, giorno e notte hanno la stessa durata.

In primavera la natura si risveglia e, per tanti, inizia l’uso dell’antistaminico. Quest’anno il problema non sarà più l’allergia, ma il polline che può aumentare il rischio del contagio.

Covid, uno studio sulla rivista scientifica Pnas: espone come l’esposizione ai pollini aumenta il rischio contagio

Già una precedente ricerca di due anni fa, aveva dichiarato che l’esposizione ai pollini indebolisce la difesa innata contro i virus respiratori.

Nell’era della pandemia, la conferma arriva da uno studio fatto dall’Università Politecnica di Monaco. La presenza di polline, quando circola in alte concentrazioni nell’aria, può aumentare il rischio di infezione da Covid-19.

Che correlazione ha il polline con il Coronavirus?

Una preoccupazione solo per i soggetti allergici? Ebbene NO. Indagando la relazione tra le concentrazioni di polline nell’aria e i tassi di nuove infezioni da Sars-Cov-2, il tasso di positività cresce esponenzialmente.

Essi inibiscono le proteine che segnalano la risposta antivirale delle cellule presenti nelle mucose respiratorie, lasciando le persone più vulnerabili ad una grande pletora di virus respiratori, come il virus dell’influenza, SARS-COV-2, e altri virus appartenenti alla famiglia dei Corona virus.

Nello studio in questione hanno  esaminato specificamente  se ci fosse un aumento dei fattori di rischio nel contrarre la patologia del  Covid-19. Osservando  come è cambiato il numero di nuove infezioni con l’aumento e la diminuzione dei livelli di polline in 31 paesi in tutto il mondo. Si è scoperto che, in media, circa il 44% di variabilità nei casi  di COVID-19 era correlata all’esposizione ai pollini, spesso in sinergia con l’umidità e la temperatura.

Lo studio specifica che ciò avviene, in media del 4%, per ogni aumento di 100 grani di polline per m3 d’aria. Nelle località in cui non vigeva il lockdown duro.

Tanto è vero che i tassi di infezione tendevano ad aumentare quattro giorni dopo un elevato numero di pollini.

Questa esposizione ai pollini non è solo un problema per le persone con febbre da fieno . È una reazione al polline in generale. Anche i tipi di polline che in genere non causano reazioni allergiche nei soggetti sono stati correlati con un aumento delle infezioni da COVID-19.

COVID il polline aumenta rischio contagio

L’interferone, una proteina appartenente alla famiglia delle citochine, gioca un ruolo fondamentale nella “battaglia e sconfitta” contro batteri, virus e altri patogeni che vogliono attaccare il nostro organismo. Dunque, se le concentrazioni di polline sono decisamente elevate e i granuli vengono inalati con le particelle virali, è possibile che vengano attivati meno interferoni.

L’umidità e la temperatura permettono ai pollini di raggiungere tassi di infezione fino al 44%.

 

Quali precauzioni prendere?

Poiché il cambiamento climatico spinge verso l’elevata produzione dei pollini, ciò potrebbe potenzialmente portare a una maggiore suscettibilità umana ai virus. Sarebbe utile monitorare le previsioni sui pollini per cercare di esporsi il meno possibile e, anche in questo caso, l’uso delle mascherine all’aperto.

 

 

 

 

 

 

 

 

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